Analisi Tecnica – Indicatore MACD

n analisi tecnica esistono numerosi indicatori di trading che servono a stabilire il più probabile andamento del prezzo. Tutti gli indicatori di trading si basano sul prezzo, rappresentando graficamente quelle che sono le varie sfaccettature dello stesso al fine di aiutare il trader ad interpretare i movimenti. Tra gli indicatori tecnici più utilizzati vi é l’indicatore MACD (Il Moving Average Convergence/Divergence). Tale indicatore fu sviluppato da Gerald Appel e si basa su di un altro indicatore fondamentale dell’analisi tecnica: la media mobile.

Ovviamente non c’è alcun bisogno di costruire tale indicatore in quanto esso é già presente in tutte le piattaforme di trading online, ad ogni modo risulta utile sapere come è composto il MACD per poterne modificare i parametri a seconda del mercato in cui si decide di operare.
L’indicatore è costituito da 3 medie mobili esponenziali, una media mobile di 12 periodi, una di 9 ed una di 26. Graficamente però appaiono solo due linee, solo due medie mobili, in quanto una delle due medie é il frutto della differenza tra la media a 12 periodi e quella a 26 periodi, il risultato é esattamente la media mobile che prende il nome di MACD. La media a 9 periodi invece funge da segnale di entrata a mercato ed é chiamata Signal Line.

SEGNALI DEL MACD
I segnali dell’indicatore MACD sono semplici da individuare e comprendono sia segnali di acquisto sia segnali di vendita. I segnali, tutti i segnali. Sono generati dall’intersezione della linea MACD con la linea Signal.

Segnale di acquisto
Si ha un segnale di vendita quando la linea MACD incrocia dall’alto verso il basso la linea Signal

Segnale di vendita
Si ha invece un segnale di acquisto quando la linea MACD incrocia dal basso verso l’alto la linea Signal

Altri segnali secondari sono relativi al superamento della linea dello zero, ossia, della linea centrale da parte delle due medie mobili. Quando le due medie si trovano al di sopra della linea dello zero abbiamo una tendenza rialzista, in caso contrario abbiamo una tendenza di tipo ribassista.

Come Partecipare alle Aste Immobiliari

Le aste immobiliari, grazia anche all’avvento di internet, sono diventate ormai estremamente popolari tra i cittadini e sono in molti oramai che si cimentano con l’acquisto di un immobile o altro.

Per chi ha intenzione di partecipare ad un asta giudiziaria occorre tuttavia capire bene alcuni meccanismi che regolano l’istituto.

Provenienza degli immobili
I fabbricati messi all’asta in genere derivano da fallimenti, debiti non saldati, mutui non onorati. Lo scopo della vendita giudiziaria è quello di recuperare del denaro per soddisfare i creditori o in alcuni casi enti pubblici o Stato ( ad esempio l’immobile potrebbe essere messo all’asta perché si sono accumulati eccessivi debiti nei confronti dell’Inps o dell’Agenzia delle Entrate).

Prima di effettuare l’acquisto occorre comunque leggere bene la perizi redatta da un professionista del settore. In alcuni casi sono presenti anche foto dell’immobile anche se non sempre queste sono aggiornate. In ogni caso una delle condizioni fondamentali prima di pensare all’acquisto è quella di visitare il fabbricato ( in questo caso bisogna rivolgersi al custode giudiziario nominato dal tribunale.

I Prezzi delle case all’asta
In molti casi i prezzi degli immobili messi all’asta appaiono alettanti, ma prima di valutare l’acquisto occorre capire bene il perché di un prezzo di vendita basso.

In alcuni casi ad esempio il prezzo di partenza è appetibile perché ad esempio vi è un inquilino che occupa l’appartamento abusivamente. In questi casi il nuovo proprietario dovrà sobbarcarsi anche i costi per fare sloggiare l’appartamento gli appartamenti per via di validi contratti di locazione ed occorre attendere la scadenza del contratto per aver la piena disponibilità dell’immobile. In altri casi un prezzo basso potrebbe essere giustificato dal fatto che la perizia è datata ( fatta molti anni prima della vendita della casa) o perché le precedenti aste sono andate deserte. Tuttavia prezzi di partenza bassi non è sinonimo di buoni affari, visto che in questi casi è frequente che si presentino molti candidati all’acquisto dando vita ad un asta che porterà il prezzo di acquisto lontano dal prezzo di partenza.

Come presentare domanda per partecipare ad un asta giudiziaria – Per partecipare ad un asta occorre compilare una domanda ed inviarla ad apposito ufficio del Giudice Delegato. La domanda può essere richiesta in carta semplice o più frequentemente in marca da bollo da 14,62 euro. Le informazioni da indicare all’interno dell’istanza sono: dati anagrafici, documenti d’identità, codice fiscale, nome e il numero della procedura, l’indicazione del lotto o dei lotti ai quali si vuole partecipare, il regime patrimoniale.

Inoltre, a titolo di garanzia, viene richiesto il versamento del 10 o del 20 % del prezzo fissato a base d’asta. Il versamento è effettuato su apposito libretto bancario/postale o attraverso assegno circolare, intestati alla Procedura Esecutiva Immobiliare.

Per chi si aggiudica l’asta dunque, il 10% verrà scalato dal saldo prezzo di aggiudicazione. In caso contrario la cauzione verrà restituita.

L’acquisto dovrà essere saldato entro 60 giorni dall’aggiudicazione. E’ possibile richiedere un mutuo per pagare quanto dovuto ed in genere gli istituti di credito offrono fino all’80% del valore di acquisto dell’immobile.

Aste immobiliari: modalità di svolgimento – Una volta presenta offerta e cauzione occorre presentarsi il giorno e l’ora stabiliti per partecipare all’asta giudiziaria ( vendita all’incanto). Alla vendita deve presenziare il soggetto che intende acquistare l’immobile o il legale rappresentante nel caso di una società. Nel caso si voglia delegare qualcuno è possibile delegare un terzo ( avvocato o mediatore), purché la delega sia effettuata tramite procura notarile. Nel caso di vendita all’incanto i rilanci devono avvenire entro 3 minuti dall’ultima offerta, pena l’invalidità della nuova offerta.

Inoltre finita l’asta non è detto che chi si è aggiudicato l’immobile sarà il nuovo proprietario. Infatti se nei dieci giorni successivi all’udienza qualcuno presenta un’offerta almeno del 20% superiore al prezzo di aggiudicazione, il giudice annulla la vendita e convoca un’altra asta ( procedura del rialzo del quinto).

Nel caso di vendita senza incanto le offerte sono presentate in busta chiusa, che verranno poi riaperte in sede d’asta. Se il prezzo finale non supera almeno del 20% il prezzo base e il creditore non dà il proprio assenso, l’immobile viene rimesso in asta con la modalità dell’incanto.

Nel caso le aste vadano deserte, il giudice può scegliere tra:
Effettuare una nuova vendita all’incanto ponendo come base d’asta il vecchio prezzo ribassato del 20 o 25 %
l’assegnazione ai creditori
l’amministrazione giudiziaria dell’immobile.

In caso di aggiudicazione
Entro 60 giorni bisognerà pagare il prezzo di acquisto a cui vanno aggiunte le imposte dovute. Le imposte (di registro, ipotecarie e catastali) vanno da un minimo del 4% per la prima casa a un massimo del 10% per le abitazioni non di lusso.

In caso di mancato pagamento di quanto dovuto, il Tribunale tratterà l’importo versato a titolo di cauzione.

Come Aprire un Negozio Etnico

Con la sempre maggiore espansione e conoscenza delle culture “altre”, grazie anche alla globalizzazione ed agli spostamenti, il nostro modo di vedere il mondo, le tradizioni e le nostre culture si stanno, con il tempo, sempre più modificando ed aprendosi a culture e tradizioni del tutto diverse, sia da un punto di vista prettamente sociale, sociologico ed antropologico, sia sotto un profilo “culinario”: quanti di noi, ad esempio, amano recarsi presso i ristoranti orientali, giapponese o cinese che sia, apprezzando gusti e modi di cucinare del tutto diversi dal nostro?

L’esempio del ristorante è certamente significativo se si pensa che, proprio grazie all’importanza che sta avendo il cambiamento culturale, si potrebbe pensare – e in molti lo hanno già fatto, soprattutto nelle grandi città dove la “globalizzazione” e più sentita e dove è più facile incontrare gente di ogni razza, cultura e religione – ad aprire un negozio etnico: un negozio, in pratica, in cui si presentino – e si vendano – manifatture di gente lontana, proveniente da ogni nazione ed appartenente ad ogni ceto sociale, magari non dedicato solo all’oggettistica ma anche a libri, se non addirittura spezie e particolarità culinarie.

Aprire un negozio etnico può rivelarsi, appunto, un ottimo incentivo al giorno di oggi, anche se solo qualche anno fa sarebbe stata del tutto impensabile un’idea simile: quante sono infatti le persone che al giorno d’oggi, grazie alla passione per i viaggi che le porta a spingersi oltreoceano ed in località turistiche ancora poco conosciute, mostrano un certo interesse per prodotti “etnici”?

Se ci pensiamo, nonostante ancora regni su parecchie persone quel senso di “estraneità” e di “paura del diverso”, sono ancora di più quelle che invece restano completamente attratte da particolari disegni, manifatture di artigianato, ed in generale da tutto ciò che riguarda l’etnico e lo sconosciuto: a partire dal cibo, come abbiamo precedentemente accennato, con la passione sempre più prorompente verso cibi ad esempio giapponesi (un esempio fra tanti è il sushi, che sta diventando quasi un punto di forza nella dieta e nell’alimentazione dei giovani e giovanissimi) ma anche marocchini ed africani (ricorderemo tra tanti il couscous, o le spezie) per finire con tutti quei prodotti manifatturieri in grado di attirare l’attenzione di molti.
Addirittura in molte case italiane, oggi, è possibile incontrare un arredamento del tutto differente da quello tradizionale: tappeti indiani, lampade marocchine di particolare rifinitura e pregio, in qualche caso addirittura mobili, dominano le case dei più appassionati.

Se ci mettessimo dal punto di vista del venditore – tralasciando quello del cliente, di cui vi abbiamo parlato – riusciremmo sicuramente a comprendere quanto la passione per l’etnico possa essere alimentata dai contatti inevitabili con i fornitori, che in questo caso sarebbero appartenenti proprio a quelle popolazioni “diverse” delle quali apprezziamo arte, arredamento, tradizioni e più in generale cultura.
Sotto il profilo amministrativo, comunque, l’idea di aprire un negozio etnico è abbastanza simile a quella di un qualsiasi altro negozio, il percorso burocratico, infatti, è sempre lo stesso.
La prima cosa a cui bisogna pensare è il budget: sia che intendiate acquistare un immobile adibito al commercio, sia che intendiate – almeno per i primi tempi – prendere in affitto il negozio, vi sono sempre delle spese più o meno ingenti di cui tenere conto, e che andranno a coprire sia le spese legali e burocratiche sia il livello pratico dell’attività, come arredamento del locale, promozione e volantini pubblicitari, ecc.

Dal punto di vista della legge, esistono diversi esercizi di vendita, suddivisi in tre categorie:
– Gli esercizi di vicinato, ovvero quelli con superficie di vendita non superiore ai 250 mq, e per i quali è importante rivolgersi al Comune, presentando una comunicazione almeno trenta giorni prima di iniziare l’attività alla Divisione Economia e Sviluppo – Settore Attività Economiche e di Servizio – Comparto Commercio su Aree Private e Attività Artigianali;
– Le medie strutture di vendita, ovvero quelli con una superficie di vendita che va dai 250 mq ai 2.500 mq;
– Le grandi strutture di vendita, che interessa in particolare i negozi la cui superficie di vendita sia superiore ai 2.500 mq.
Dal punto di vista dei requisiti da rispettare per aprire un negozio etnico, essi sono:
– Le regole urbanistiche e di edilizia in vigore;
– Le destinazioni d’uso dei locali utilizzati;
– Le norme igienico-sanitarie;
– I regolamenti annonari e di polizia urbana.

Più in generale, prima di aprire un’attività è sempre bene rivolgersi al Comune di appartenenza – o meglio, al Comune dove si intende avviare l’attività – ai fini di ricevere tutte le informazioni precise e dettagliate.