Associazioni dei Consumatori – Di Cosa si Occupano e Come Contattarle

Le associazioni dei consumatori sono organizzazioni che si occupano di tutelare l’interesse del consumatore.

Negli ultimi anni la disciplina normativa si è notevolmente ampliata per cercare d includere tutte le casistiche possibili e tutelare al meglio l’utente. In Italia ne sono presenti diverse, ciascuna con una competenza specifica a cui è possibile rivolgersi per tutelare i propri interessi.

Storia

La società si andava trasformando e si orientava sempre più verso uno stile consumisitico, con un aumento notevole dell’acquisto dei prodotti, una realtà che all’epoca era già presente nel mondo anglosassone. Inizialmente il consumatore non era protetto e garantito da nessuno, ma con l’evolversi del tempo, questa iniziò ad essere una necessità, e fu cos’ che iniziarono ad associarsi gruppi di persone che si occupavano di difendere il cittadino per quanto riguardava la sfera del consumo.

La prima associazione nasce nel 1955.
Ovviamente in Italia non esisteva alcuna normativa che garantisse i suoi diritti e allora i primi passi fuorono mossi proprio in questa direzione, si cercava di ottenere delle leggi che potessero salvaguardare l’interesse di un utente che mediante i suoi acquisti contribuiva a migliorare l’economia in Italia. Le normative furono ottenute e le associazioni si moltiplicarono d’anno in anno, ciascuna con un ruolo bene definito, in grado di operare in un settore specifico e fornire informazioni e assistenza a chi vi si rivolgesse. Solo in seguito ne iniziarono a nascere modelli che richiedevano il versamento di un contributo annuo per essere tutelati.
Oggi, su tutto il territorio italiano, ne sono presenti molte, ciascuna con un particolare obiettivo di difesa, per garantire al cittadino di trovare uno sportello sempre aperto per ascoltare i suoi problemi di consumatore ed essere assistito per tutelare i propri interessi. In alcuni casi, annualmente, si propongono di realizzare dei progetti che permattono all’utente di usufruire di un servizio migliore e più accurato, dandone diffusione e informando in maniera adeguata i cittadini.

Come già sottolineato, durante i primi anni di nascita di quest’associazioni non esisteva una normativa italiana in grado di sostenere il consumatore, la prima legge fu quell’emanata a livello europeo nel 1975 che iniziò ad organizzare l’intera materia. Il suo intervento fu decisivo perché servì a ciascun paese come propulsore per incentivare una normativa che fosse interamente dedicata al cittadino come consumatore. In Italia fu così emanata la legge 281 del 1998 che riguardava la disciplina di questo settore.
Fu solo grazie all’impulso europeo che l’Italia continuò l’iniziativa, poiché prima dell’emanazione di questa legge, sul territorio italiano esistevano vari organi che disciplinavano ciascuno il proprio settore di competenza. La legge 142 del 1990 diede vita ad una nuova figura “il difensore civico” che interveniva per supportare il cittadino nei confronti della pubblica amministrazione.
Il primo importante e significativo passo si compì con l’istituzione del giudice di pace che permise di superare tutte le lungaggini giudiziari qualora si apriva una controversia tra un cittadino e un ente. La legge 580 del 1998 permise l’ingresso di un numero di consumatori all’interno delle Camere di Commercio, per poter assicurare una tutela diretta e creare così anche commissioni conciliative. Dal 1986 in poi furono numerose le leggi emanate sia a livello nazionale sia comunitario per creare maggiori riconoscimenti verso la categoria dei consumatori.
L’intervento della legislazione in Italia fu decisivo perché permise di far emergere alla luce una categoria fino ad allora poco considerata anche a causa dei diversi e tragici eventi storici che si verificarono prima degli anni 50. Il ruolo del consumatore è un ruolo attivo all’interno della società perché permette che l’economia migliori e registri degli incrementi positivi per questo è stato necessario, dopo aver fatto accurate valutazioni, che era importante fornire il sistema italiano di una branchia di riguardo nei confronti di questo settore.

Protezione del Consumatore

Le associazioni dei consumatori nascono per difendere i diritti del consumatore che spesso rappresenta una voce sola e isolata, che non sa a chi rivolgersi per potere fare valere le sue ragioni. Questo fenomeno inizia a diffondersi con il crescente sviluppo economico, che si verificò intorno agli anni 50 in Italia. Le organizzazioni dei consumatori sono gruppi di difesa che cercano di difendere le persone dagli abusi da parte di altre società. Prodotti non sicuri, prestito predatorio, pubblicità ingannevoli, e corruzione sono tutti esempi di abusi corporativi. Le organizzazioni dei consumatori possono operare attraverso proteste, campagne o lobbying.
Potrebbero difendere i consumatori riguardo a un singolo problema, o potrebbero porsi come guardiani dei consumatori in generale. Il nostro normale mezzo per fornire informazioni utili ai consumatori sono i sondaggi comparativi indipendenti o le prove di prodotti e servizi, che coinvolgono diversi produttori o compagnie.

Un altro campo nel quale le organizzazioni dei consumatori si sono impegnate è la sicurezza del cibo. I bisogni delle campagne che riguardano questo argomento sono meno facili da conciliare con i metodi tradizionali, dal momento che le evidenze scientifiche, dietetiche o mediche sono normalmente più complesse rispetto a quelle di altre tematiche, come la sicurezza elettrica degli apparecchi bianchi (cioè gli elettrodomestici per la cucina, solitamente coperti da smalto bianco). Gli standard correnti sulle etichette informative obbligatorie, nei paesi sviluppati, sono stati in parte modellati dai gruppi di consumatori. Lo scopo delle organizzazioni dei consumatori è stabilire e tentare di rafforzare i diritti del consumatore. E’ stato fatto del lavoro effettivo, tuttavia, semplicemente tenendo le compagnie focalizzate sul punto di vista dei consumatori con la minaccia di una cattiva pubblicità.

Le organizzazioni possono provare a fare l’interesse dei consumatori con azioni relativamente dirette come creare e/o disseminare informazioni di mercato e proibire specifici atti o pratiche, o promuovere forze concorrenziali nei mercati che direttamente o indirettamente influenzano i consumatori (come trasporti, elettricità, comunicazioni ecc).
Un consumatore è una persona che usa un prodotto o un servizio. Tipicamente, quando persone che si occupano di business e di economia parlano di consumatori, stanno parlando di una persona come consumatore, un aggregato di servizi con poca individualità oltre che quella espressa nella decisione compro / non compro. Tuttavia, nel marketing, c’è il trend della personalizzazione del concetto. Invece che generare vasti profili demografici e psicografici di segmenti di mercato, i pubblicitari stanno investendo nel marketing personalizzato, marketing con consenso e customizzazione di massa.
Nel libero mercato delle economie capitaliste, i consumatori dovrebbero decidere quali beni vengono prodotti, e in genere sono considerati il centro dell’attività economica. Il consumo individuale di beni e servizi è collegato in maniera primaria al livello di disponibilità finanziaria del consumatore, e la distribuzione del budget viene fatta per massimizzare l’utilità marginale del consumatore. Nei modelli “time series” di comportamento del consumatore, il consumatore può anche investire una parte del suo budget per guadagnare un budget maggiore in futuro. Questa scelta di investimento può includere rate a interesse fisso o investimenti in beni a rischio.

Nella legge, la nozione di consumatore è usata principalmente in relazione alle leggi per la protezione del consumatore, e la definizione di consumatore è spesso limitata a persone viventi (cioè non a corporazioni o società) e esclude gli utenti commerciali. Poichè tutti i potenziali elettori sono anche consumatori, la protezione del consumatore assume un chiaro significato politico. La preoccupazione per l’interesse dei consumatori ha alimentato anche molto attivismo, così come l’inserimento dell’educazione al consumo nel curriculum scolastico.

La protezione del consumatore è una forma di regolamentazione governativa che protegge gli interessi dei consumatori. Ad esempio, un governo potrebbe richiedere alle imprese di fornire informazioni dettagliate sui prodotti specialmente per quanto riguarda settori in cui sono coinvolte la sicurezza o la salute pubblica, come i prodotti alimentari. La protezione del consumatore è collegata al principio dei diritti del consumatore (i consumatori hanno diversi diritti in quanto consumatori), e alla formazione di associazioni dei consumatori che li aiutano a fare le scelte migliori nel mercato. Gli interessi dei consumatori possono essere protetti anche promuovendo la concorrenza nei mercati che li servono direttamente e indirettamente, una concorrenza consistente nell’efficienza economica. La protezione del consumatore può anche essere sostenuta da organizzazioni non governative e individui singoli, con l’attivismo del consumatore. Esistono anche varie pubblicazioni no profit come Consumer Reports e Choice Magazine, dedicate all’educazione dei consumatori e alla loro assistenza nel prendere decisioni, e Consumer Direct nel Regno Unito.

Di Cosa si Occupano

Le associazioni dei consumatori sono presenti in diversi settori dall’alimentare, alle assicurazioni, all’ambiente, alla giustizia, alla mala sanità, ad Internet fino ai viaggi. Ci si rivolge ad esse, quando come consumatore, non ci si vede rispettare un proprio diritto oppure si deve sopportare un sopruso. In questo casi ci si rivolge per avere una tutela giudiziaria affinché il cittadino possa essere risarcito del danno subito. Purtroppo sempre più spesso si sente parlare di casi di mala sanità, di prodotti avariati, di prezzi che crescono in maniera indiscriminata, e sempre più spesso si è costretti a rivolgersi alle associazioni dei consumatori.

Oggi però non esistono solo delle associazioni ma anche programmi televisioni che raccontano la storia di un consumatore e forniscono utili consigli su come comportarsi. L’informazione in realtà è fondamentale perché permette al cittadino di sapere che esiste un’alternativa al silenzio e al dover subire senza possibilità di appellarsi a qualcuno che se n’occupi. Ma non sempre gli italiani, scelgono questa strada. In alcuni casi è un po’ la pigrizia che fin quanto riguarda casi d’irrilevante importanza si preferisce far finta di nulla e solo in caso di grave esasperazione si decide di chiedere aiuto e tutela.

Risulta essere importante anche che il cittadino sappia che queste associazioni nascono esclusivamente con l’obiettivo di tutelare il consumatore e cercare, ove se ne riscontri necessità, ottenere un rimborso. Il settore dei rimborsi è un altro settore che ha faticato tanto, perché spesso si preferiva sostituire il prodotto anziché rimborsarlo come spesso accade anche nel settore dei viaggi, oggi invece è possibile recuperare il proprio denaro. Il settore della pubblicità ingannevole è una tra le ultime new entry, poiché il settore pubblicitario si è fortemente sviluppato solo negli ultimi 20 anni, ed è considerato reato ingannare il consumatore per spingerlo all’acquisto, qualora le caratteristiche pubblicizzate non siano presenti sul prodotto, e anche in caso il consumatore può chiedere un rimborso adeguato.

Quando Rivolgersi alle Associazioni

Le associazioni dei consumatori forniscono attraverso i loro sportelli informativi o i loro depliant illustrativi valide informazioni per il consumatore. Quindi non è necessario esser stati “fregati” per avere con loro un primo approccio, possiamo rivolgere ad essi domande, dubbi, curiosità magari relativi ad un acquisto che intendiamo fare oppure, se lo abbiamo già fatto come comportarci.

Ovviamente l’associazione consumatori s’interesserà di fornire tutte le informazioni relative al caso in maniera riservata e indicherà il percorso migliore da seguire. È importante che il cittadino conosca quali sono i servizi che questo genere d’associazioni offrono, per sapere quando è il momento di consultarle. L’abitudine di rivolgersi a loro è maggiormente diffusa nel nord Italia mentre nelle altre parti, anche a causa della rarità con cui sono divulgate le informazioni, relative a questo settore, non registra un numero eccezionale d’adesioni. Occorre tener a mente che ogni qualvolta è emanata una nuova legge che riguarda nello specifico il cittadino come consumatore, c’è una controparte che risponde in difesa, e questa controparte è rappresentata da queste associazioni.

Anche l’aumento ingiustificato degli ortaggi dal proprio fruttivendolo può essere un buon motivo per rivolgersi ad esse, senza dimenticare l’altalena oscillante dei prezzi della benzina tra un distributore e l’altro. Spesso neanche ce n’accorgiamo perché troppo distratti ma in realtà in molte situazioni il consumatore subisce molte angherie da parte dei commercianti e non solo. Si pensi anche alla pubblica amministrazione che qualche volta invia cartelle esattoriali strane e per cominciare un lungo cammino burocratico si preferisce pagare per ovviare a questo problema.

Risulta essere importante quindi che il cittadino sia sensibilizzato nei riguardi della sua tutela come consumatore affinché anche i servizi che vengono offerti possano migliorare e garantire efficienza e qualità, contribuendo a ridurre tanti problemi che quotidianamente si verificano. Le associazioni sono nate proprio per raggiungere quest’obiettivo quindi è importante sapere che esistono e che sono pronte a risolvere qualsiasi problema e difficoltà che il consumatore si trovi ad affrontare.

Dove Trovare le Associazioni

Queste associazioni sono collocate sul tutto il territorio italiano, quelle a carattere nazionale dispongono di sedi minori a livello provinciale proprio per permettere al cittadino di essere facilmente raggiungibili. Grazie ad internet molte sono pubblicizzate e quindi è facile reperire il loro numero telefonico o qualsiasi altro genere di contatto.

Sono elencate per il settore di cui si occupano, quindi prima di prendere contatti bisogna verificare se è l’associazione che fa al caso nostro, e poi rivolgersi ad essa per avere tutte le informazioni che desideriamo. In realtà si sono formate anche associazioni dei consumatori che sono presenti in rete, e quindi l’unica modalità d’accesso è on line, altre che permettono di accedervi solo previo pagamento di una quota, solitamente il costo richiesto non è mai eccessivamente alto. Anche grazie ai programmi televisivi che si occupano della difesa del cittadino è possibile reperire informazioni utili o chiamare direttamente per chiedere aiuto e raccontare la propria storia.

I consumatori sono titolari di tanti diritti che spesso neanche conoscono, quindi un buon cittadino deve documentarsi e conoscere l’associazione dei consumatori più a lui vicino, in maniera tale perchè non appena n’avrà bisogna saprà a chi rivolgersi, senza sfinirsi in un estenuante ricerca. Le associazioni dei consumatori nascono da desiderio di garantire un assistenza adeguata e continua per questo in tutta Italia ne sono presenti con diversi sedi per garantire un primo contatto che non presenti alcuna difficoltà. In alcuni casi sono presenti anche in piccole città come punto di collegamento tra loro e la sede provinciale proprio per favorire ed incentivare il cittadino a rivolgersi ad esse.

Cosa Sono le Stock Option

Le stock option sono opzioni di tipologia call, europee o americane, e conferiscono il diritto di acquisire, ad un determinato prezzo d’esercizio, azioni di una società.

Caratteristiche

Come in tutte le opzioni call, è possibile esercitare questo diritto solo se il prezzo d’esercizio è inferiore al valore dell’azione. Le stock option hanno però delle peculiarità: innanzitutto sono valide solo per azioni quotate in borsa, e non per società per azioni; inoltre sono gratuitamente conferite ai manager e ai dipendenti (anche se meno frequentemente), che le acquistano senza pagare alcun prezzo e possono usufruirne fino alla scadenza della validità.

Se sei quindi un dipendente o un manager a cui è stata conferita una stock option (se non investi in Borsa e non disponi di un portafoglio diversificato) dovrai tenere a mente che le azioni conferite in modo diretto o tramite opzioni, sono strettamente legate alla tua azienda e al tuo settore, oltre ovviamente ad essere influenzate dalla volatilità di tutte le tipologie dei titoli. Che cosa significa questo? Significa che sarai incentivato, tramite alcune di queste opzioni, ad aumentare la tua produttività, per far andare sempre meglio la tua azienda e per far fruttare di conseguenza i titoli. Generalmente infatti il salario manterrà fissa la sua parte base, e modificherà quella variabile, anche a seconda delle stock option, che ricoprono negli stipendi dei manager cospicue porzioni.

Sembrerebbe che il meccanismo delle stock option vada però contro la legge di concentrazione, che vieta che gli scambi di azioni avvengano al di fuori della borsa. In effetti le azioni delle stock vengono valorizzate ad un prezzo inferiore rispetto al prezzo di mercato. Tuttavia occorre precisare alcuni elementi. Visto che le azioni possono essere considerate come un frazionamento della proprietà d’impresa, esse possono, come ogni tipo di proprietà, essere vendute o donate. La legge sopra citata pone delle limitazioni solo in relazione alla vendita della proprietà d’impresa e non in relazione alla donazione. Pertanto il conferimento risulterà legittimo, considerato il fatto che il manager e il dipendente non pagano queste opzioni.

Esistono tuttavia delle operazioni di arbitraggio, in alcune situazioni. La prima che vale la pena ricordare è quella in cui il prezzo d’esercizio fissato risulta inferiore alla quotazione del titolo nel giorno del conferimento dell’opzione, o in quelli immediatamente precedenti. Si ricordi infatti che la volatilità dei titoli può essere molto elevata, anche in brevi periodi. Vale la pena poi citare l’arbitraggio più evidente, che è quello della rivendita in Borsa di opzioni che non sono costate nulla al lavoratore. In tal modo è infatti possibile esercitare l’opzione nel momento in cui il prezzo del sottostante supera lo strike price. E’ vero che la rivendita in Borsa ha commissioni e tasse analoghe al trattenimento dell’opzione, ma è a rischio zero ed immediatamente liquidabile, ed è per questo vantaggiosa.

Si ricordi infine questa precisazione: l’arbitraggio non ha un costo pari a zero in relazione ai termini fiscali e alle commissioni delle opzioni; in secondo luogo si osservi il metodo usato per stabilire il prezzo dell’opzione. E’ quello di Black e Scholes, che prevede un moto browniano ovvero una continua e veloce variazione dell’azione sottostante, previsione applicabile per quei titoli di borsa che godono di un ampio mercato secondario e che hanno quindi potuto sviluppare un cospicuo mercato di derivati.

Pagamento

Come provvede l’impresa al pagamento per l’esercizio della stock option? Vediamo innanzitutto due modalità di pagamento. La prima avviene tramite denaro, attraverso la richiesta di un’uscita di cassa; la seconda invece prevede la cessione di azioni che possiedono un valore nominale pari al prezzo d’esercizio. In entrambi i casi il passivo aumenta, diminuendo ovviamente la cassa. Il capitale sociale subisce una variazione, visibile in bilancio dagli azionisti.
Esiste poi una terza modalità di pagamento che avviene tramite azioni, attraverso la cessione di quote della società. In questa circostanza il capitale sociale non si modifica in quantità, ma in composizione. Gli azionisti devono prestare attenzione, perché solo tramite una nota integrativa riescono a venire a conoscenza del passaggio di quote avvenuto. Se poi questo sistema di pagamento è utilizzato per una gran quantità di dipendenti, le azioni cedute sono consistenti e ci troviamo di fronte ad un’informazione price – sensitive, non fatta presente al mercato.

Aumento salariale a costo zero

Le stock option consentono all’azienda di aumentare i salari ai propri dipendenti, senza intaccare minimamente l’utile. Vediamo come. Il dipendente può scegliere di non esercitare l’opzione e rivenderla in Borsa. Ricordiamo che tale opzione non è costata nulla all’impresa che la ha emessa, e che il dipendente l’ha ricevuta gratuitamente. Per tanto egli può liberamente scegliere di rivenderla, senza presentarla all’incasso dell’impresa, nel caso in cui il valore dell’opzione sia inferiore rispetto al prezzo d’esercizio. Se poi il dipendente si è precedentemente cautelato e ha sottoscritto un opzione di tipo put (dunque di segno opposto), questo suo arricchimento non provocherà neanche perdite a soggetti con flusso finanziario negativo.

Ovviamente di fronte ad una situazione vantaggiosa, al dipendente conviene esercitare l’opzione. L’azienda quindi dovrà fornire delle azioni: si ricordi che non è legale – diversamente il contratto-derivato è nullo – vendere azioni sotto al pari, il che significa che si potranno sottoscrivere opzioni con strike pari o superiore al valore nominale delle azioni sottostanti. Dunque cedere le azioni significherà per l’azienda una vendita alla pari, senza alcun tipo di guadagno, oppure sopra la pari, con conseguente aumento dell’utile.

Quando l’azienda può rischiare di perdere, con queste operazioni? Per rispondere a questa domanda, basta pensare alla situazione in cui il numero delle opzioni da remunerare tramite gli utili è elevato, oppure alla circostanza in cui il prezzo viene penalizzato da una diminuzione del dividendo per azione. Come ci si può comportare allora? Quello che può fare l’azienda è tentare di bilanciare la situazione, emettendo opzioni call di medesima durata di validità e strike, da incassare eventualmente a scadenza. Il rapporto tra azioni da cedere e da acquistare sarà così riequilibrato. Le stock option non costano alle aziende, per tanto il loro conferimento non viene contabilizzato. E’ anche vero che possiedono però un costo figurato, ovvero quel mancato valore che l’azienda avrebbe incassato, se avesse venduto tali opzioni in Borsa e non ai manager o ai dipendenti. Esse vengono considerate parte di quella componente del salario, estranea al costo del lavoro.

Quali sono infine i vantaggi e gli svantaggi per l’azienda, nel conferire queste opzioni? Vediamo i due casi. Se l’Assemblea degli Azionisti decide di conferirle, si apre alla possibilità di aumentare la produttività con pochi costi e di aumentare gli utili annuali, anche senza creare nuovi business. In caso contrario l’Assemblea potrebbe non voler regalare delle opzioni che invece sono state pagate dalla stessa, e non essere entusiasta di non incassare un sovraprezzo. Inoltre ci sarebbero più azionisti con i quali frazionare i dividendi, senza nel contempo avere un’attività dell’impresa più allargata.

Salario e profitto

Le stock option rappresentano un modo, non visibile al mercato, che diminuisce non i profitti (tradizionalmente contrapposti ai salari), ma comunque la quota di utili che può essere distribuita. Ma che reazioni suscitano, e che effetti producono? A livello ideologico – economico non si può non considerare che colui che riceverà le opzioni si sentirà in possesso di una parte dell’azienda, e dunque parteciperà alla proprietà dei mezzi di produzione. Non solo i manager e i dirigenti, ma anche i dipendenti e i quadri si sentiranno così partecipi della loro realtà lavorativa: tale passaggio avvicina l’azienda al modello americano della public company, con la caratteristica di un azionariato diffuso, ed apre la realtà dell’impresa alla società tutta.

Inoltre, a livello organizzativo, se manager ed azionisti possiedono azioni, si avvicineranno alla figura degli azionisti e l’impresa potrà contare su una squadra che desidera andare nella medesima direzione. Chiunque sarebbe infatti interessato agli utili e ai dividendi della società e diminuirebbe il solito divario che generalmente è presente tra proprietari (quindi azionisti) e dipendenti.

La condizione necessaria per il raggiungimento della situazione prima descritta è considerare le opzioni come un’opportunità da coltivare a lungo termine, tentando di speculare al rialzo, sperare nel successo dell’azienda. Niente invece accadrà se il dipendente o il manager in possesso dell’opzione sistematicamente la rivende, senza occuparsene.

Obblighi legali

Il dirigente di un’azienda non può certamente gestire le stock option a suo piacimento. Deve infatti sottostare ad una serie di obblighi legali, per evitare di compiere reati gravi. Ipotizziamo ad esempio che il dirigente di una società decida di far rialzare temporaneamente i corsi azionari, per trarre profitto dalla vendita delle proprie azioni; operi insomma delle frequenti compravendite su moltissime operazioni con bassi margini di guadagno. Oppure pensiamo che egli decida di non diffondere subito informazioni importanti sull’andamento azionario, ma di sfruttarle a suo vantaggio personale per collocare le sue azioni, prima di un crollo di prezzo. Entrambi questi comportamenti sono ovviamente illegali e rientrano nel reato di insider trading.

Potrebbe inoltre tentare di far rialzare il prezzo delle azioni, che rende conveniente l’esercizio delle stok option, tramite la notizia di licenziamenti. Infatti più si taglia sul costo del lavoro, più ci si attende profitti maggiori e dividendi che si aggirano su un valore, misurabile con un maggiore dividend yield.

Ad una azienda non conviene che il valore della vendita superi un determinato limite, fissato in Italia al 2% rispetto al capitale della società; se si verificasse ciò, il prezzo di mercato potrebbe abbassarsi di molto. L’azienda è comunque obbligata a far presente questa situazione, rispettando anche dei limiti di tempo. Esistono comunque delle società specializzate in questo settore che possono aiutare le aziende e provvedono all’acquisto e alla rivendita del complesso delle azioni di grandi detentori. Esse vengono divise in piccoli pacchetti, appunto per evitare di raggiungere la soglia critica e per permettere alla società di non dare notizia al mercato.

Piani

Per gestire al meglio l’evoluzione dei provvedimenti, la loro approvazione, e per una migliore organizzazione del lavoro, esistono generalmente delle commissioni, individuate all’interno del Consiglio di Amministrazione.
Una di esse è il Comitato Paghe e Remunerazioni, che, come evidente, si occupa delle retribuzioni, fisse o variabili che siano, e di eventuali premi a dirigenti e manager. Occupandosi anche della retribuzione variabile dei dipendenti e dirigenti, questo comitato gestisce di conseguenza la definizione dei piani stock – option.

Ma che cosa gestisce nel dettaglio? Analizziamo i suoi compiti. Innanzitutto esso stabilisce l’entità complessiva delle stock – option da distribuire, determinata di solito a partire dal prezzo medio ponderato delle azioni del mese precedente alla data di emissione; secondariamente puntualizza sia le modalità di emissione (data di acquisto e di scadenza – generalmente entro un anno da quella di emissione – calcolo del prezzo d’acquisto), sia quelle di liquidazione (aumento di capitale sociale o vendita di azioni della società). Il passo successivo del Comitato Paghe e Remunerazioni è quello di decidere chi saranno i beneficiari delle stock, i particolari obiettivi individuali dei dirigenti, verificati ed accertati dopo la approvazione e la certificazione del bilancio d’esercizio, ed infine l’ammontare di stock – option che spetta ad ogni singolo beneficiario.

Società di Selezione – Cosa Sono e Cosa Fanno

Sono società autorizzate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ricercano, selezionano e valutano il personale su specifico ed esclusivo incarico delle aziende.

Le aziende hanno un proprio archivio con i curriculum ricevuti, che vengono consultati quando l’azienda è alla ricerca di nuovo personale. Quando questo archivio non è più sufficiente, l’azienda può decidere di rivolgersi a una società di selezione del personale.

Di cosa si occupano
Pubblicano le inserzioni sui giornali (indicando i profili professionali ricercati dalle aziende) e cercano personale attraverso colloqui con i candidati.
Tutti coloro che sono in cerca di lavoro possono prendere contatto e inviare il proprio curriculum o presentarsi di persona.

Vi segnaliamo la definizione delle società di selezione, data dalla legge.
«Ricerca e selezione del personale»: l’attività di consulenza, di direzione finalizzata alla risoluzione di una specifica esigenza dell’organizzazione committente, attraverso l’individuazione di candidature idonee a ricoprire una o più posizioni lavorative in seno all’organizzazione medesima, su specifico incarico della stessa, e comprensiva di: analisi del contesto organizzativo dell’organizzazione committente; individuazione e definizione delle esigenze della stessa; definizione del profilo di competenze e di capacità della candidatura ideale; pianificazione e realizzazione del programma di ricerca delle candidature attraverso una pluralità di canali di reclutamento; valutazione delle candidature individuate attraverso appropriati strumenti selettivi; formazione della rosa di candidature maggiormente idonee; progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo; assistenza nella fase di inserimento dei candidati; verifica e valutazione dell’inserimento e del potenziale dei candidati.

Si tratta quindi di uno strumento utile per chi cerca lavoro.

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