Cosa Sono le Stock Option

Le stock option sono opzioni di tipologia call, europee o americane, e conferiscono il diritto di acquisire, ad un determinato prezzo d’esercizio, azioni di una società.

Caratteristiche

Come in tutte le opzioni call, è possibile esercitare questo diritto solo se il prezzo d’esercizio è inferiore al valore dell’azione. Le stock option hanno però delle peculiarità: innanzitutto sono valide solo per azioni quotate in borsa, e non per società per azioni; inoltre sono gratuitamente conferite ai manager e ai dipendenti (anche se meno frequentemente), che le acquistano senza pagare alcun prezzo e possono usufruirne fino alla scadenza della validità.

Se sei quindi un dipendente o un manager a cui è stata conferita una stock option (se non investi in Borsa e non disponi di un portafoglio diversificato) dovrai tenere a mente che le azioni conferite in modo diretto o tramite opzioni, sono strettamente legate alla tua azienda e al tuo settore, oltre ovviamente ad essere influenzate dalla volatilità di tutte le tipologie dei titoli. Che cosa significa questo? Significa che sarai incentivato, tramite alcune di queste opzioni, ad aumentare la tua produttività, per far andare sempre meglio la tua azienda e per far fruttare di conseguenza i titoli. Generalmente infatti il salario manterrà fissa la sua parte base, e modificherà quella variabile, anche a seconda delle stock option, che ricoprono negli stipendi dei manager cospicue porzioni.

Sembrerebbe che il meccanismo delle stock option vada però contro la legge di concentrazione, che vieta che gli scambi di azioni avvengano al di fuori della borsa. In effetti le azioni delle stock vengono valorizzate ad un prezzo inferiore rispetto al prezzo di mercato. Tuttavia occorre precisare alcuni elementi. Visto che le azioni possono essere considerate come un frazionamento della proprietà d’impresa, esse possono, come ogni tipo di proprietà, essere vendute o donate. La legge sopra citata pone delle limitazioni solo in relazione alla vendita della proprietà d’impresa e non in relazione alla donazione. Pertanto il conferimento risulterà legittimo, considerato il fatto che il manager e il dipendente non pagano queste opzioni.

Esistono tuttavia delle operazioni di arbitraggio, in alcune situazioni. La prima che vale la pena ricordare è quella in cui il prezzo d’esercizio fissato risulta inferiore alla quotazione del titolo nel giorno del conferimento dell’opzione, o in quelli immediatamente precedenti. Si ricordi infatti che la volatilità dei titoli può essere molto elevata, anche in brevi periodi. Vale la pena poi citare l’arbitraggio più evidente, che è quello della rivendita in Borsa di opzioni che non sono costate nulla al lavoratore. In tal modo è infatti possibile esercitare l’opzione nel momento in cui il prezzo del sottostante supera lo strike price. E’ vero che la rivendita in Borsa ha commissioni e tasse analoghe al trattenimento dell’opzione, ma è a rischio zero ed immediatamente liquidabile, ed è per questo vantaggiosa.

Si ricordi infine questa precisazione: l’arbitraggio non ha un costo pari a zero in relazione ai termini fiscali e alle commissioni delle opzioni; in secondo luogo si osservi il metodo usato per stabilire il prezzo dell’opzione. E’ quello di Black e Scholes, che prevede un moto browniano ovvero una continua e veloce variazione dell’azione sottostante, previsione applicabile per quei titoli di borsa che godono di un ampio mercato secondario e che hanno quindi potuto sviluppare un cospicuo mercato di derivati.

Pagamento

Come provvede l’impresa al pagamento per l’esercizio della stock option? Vediamo innanzitutto due modalità di pagamento. La prima avviene tramite denaro, attraverso la richiesta di un’uscita di cassa; la seconda invece prevede la cessione di azioni che possiedono un valore nominale pari al prezzo d’esercizio. In entrambi i casi il passivo aumenta, diminuendo ovviamente la cassa. Il capitale sociale subisce una variazione, visibile in bilancio dagli azionisti.
Esiste poi una terza modalità di pagamento che avviene tramite azioni, attraverso la cessione di quote della società. In questa circostanza il capitale sociale non si modifica in quantità, ma in composizione. Gli azionisti devono prestare attenzione, perché solo tramite una nota integrativa riescono a venire a conoscenza del passaggio di quote avvenuto. Se poi questo sistema di pagamento è utilizzato per una gran quantità di dipendenti, le azioni cedute sono consistenti e ci troviamo di fronte ad un’informazione price – sensitive, non fatta presente al mercato.

Aumento salariale a costo zero

Le stock option consentono all’azienda di aumentare i salari ai propri dipendenti, senza intaccare minimamente l’utile. Vediamo come. Il dipendente può scegliere di non esercitare l’opzione e rivenderla in Borsa. Ricordiamo che tale opzione non è costata nulla all’impresa che la ha emessa, e che il dipendente l’ha ricevuta gratuitamente. Per tanto egli può liberamente scegliere di rivenderla, senza presentarla all’incasso dell’impresa, nel caso in cui il valore dell’opzione sia inferiore rispetto al prezzo d’esercizio. Se poi il dipendente si è precedentemente cautelato e ha sottoscritto un opzione di tipo put (dunque di segno opposto), questo suo arricchimento non provocherà neanche perdite a soggetti con flusso finanziario negativo.

Ovviamente di fronte ad una situazione vantaggiosa, al dipendente conviene esercitare l’opzione. L’azienda quindi dovrà fornire delle azioni: si ricordi che non è legale – diversamente il contratto-derivato è nullo – vendere azioni sotto al pari, il che significa che si potranno sottoscrivere opzioni con strike pari o superiore al valore nominale delle azioni sottostanti. Dunque cedere le azioni significherà per l’azienda una vendita alla pari, senza alcun tipo di guadagno, oppure sopra la pari, con conseguente aumento dell’utile.

Quando l’azienda può rischiare di perdere, con queste operazioni? Per rispondere a questa domanda, basta pensare alla situazione in cui il numero delle opzioni da remunerare tramite gli utili è elevato, oppure alla circostanza in cui il prezzo viene penalizzato da una diminuzione del dividendo per azione. Come ci si può comportare allora? Quello che può fare l’azienda è tentare di bilanciare la situazione, emettendo opzioni call di medesima durata di validità e strike, da incassare eventualmente a scadenza. Il rapporto tra azioni da cedere e da acquistare sarà così riequilibrato. Le stock option non costano alle aziende, per tanto il loro conferimento non viene contabilizzato. E’ anche vero che possiedono però un costo figurato, ovvero quel mancato valore che l’azienda avrebbe incassato, se avesse venduto tali opzioni in Borsa e non ai manager o ai dipendenti. Esse vengono considerate parte di quella componente del salario, estranea al costo del lavoro.

Quali sono infine i vantaggi e gli svantaggi per l’azienda, nel conferire queste opzioni? Vediamo i due casi. Se l’Assemblea degli Azionisti decide di conferirle, si apre alla possibilità di aumentare la produttività con pochi costi e di aumentare gli utili annuali, anche senza creare nuovi business. In caso contrario l’Assemblea potrebbe non voler regalare delle opzioni che invece sono state pagate dalla stessa, e non essere entusiasta di non incassare un sovraprezzo. Inoltre ci sarebbero più azionisti con i quali frazionare i dividendi, senza nel contempo avere un’attività dell’impresa più allargata.

Salario e profitto

Le stock option rappresentano un modo, non visibile al mercato, che diminuisce non i profitti (tradizionalmente contrapposti ai salari), ma comunque la quota di utili che può essere distribuita. Ma che reazioni suscitano, e che effetti producono? A livello ideologico – economico non si può non considerare che colui che riceverà le opzioni si sentirà in possesso di una parte dell’azienda, e dunque parteciperà alla proprietà dei mezzi di produzione. Non solo i manager e i dirigenti, ma anche i dipendenti e i quadri si sentiranno così partecipi della loro realtà lavorativa: tale passaggio avvicina l’azienda al modello americano della public company, con la caratteristica di un azionariato diffuso, ed apre la realtà dell’impresa alla società tutta.

Inoltre, a livello organizzativo, se manager ed azionisti possiedono azioni, si avvicineranno alla figura degli azionisti e l’impresa potrà contare su una squadra che desidera andare nella medesima direzione. Chiunque sarebbe infatti interessato agli utili e ai dividendi della società e diminuirebbe il solito divario che generalmente è presente tra proprietari (quindi azionisti) e dipendenti.

La condizione necessaria per il raggiungimento della situazione prima descritta è considerare le opzioni come un’opportunità da coltivare a lungo termine, tentando di speculare al rialzo, sperare nel successo dell’azienda. Niente invece accadrà se il dipendente o il manager in possesso dell’opzione sistematicamente la rivende, senza occuparsene.

Obblighi legali

Il dirigente di un’azienda non può certamente gestire le stock option a suo piacimento. Deve infatti sottostare ad una serie di obblighi legali, per evitare di compiere reati gravi. Ipotizziamo ad esempio che il dirigente di una società decida di far rialzare temporaneamente i corsi azionari, per trarre profitto dalla vendita delle proprie azioni; operi insomma delle frequenti compravendite su moltissime operazioni con bassi margini di guadagno. Oppure pensiamo che egli decida di non diffondere subito informazioni importanti sull’andamento azionario, ma di sfruttarle a suo vantaggio personale per collocare le sue azioni, prima di un crollo di prezzo. Entrambi questi comportamenti sono ovviamente illegali e rientrano nel reato di insider trading.

Potrebbe inoltre tentare di far rialzare il prezzo delle azioni, che rende conveniente l’esercizio delle stok option, tramite la notizia di licenziamenti. Infatti più si taglia sul costo del lavoro, più ci si attende profitti maggiori e dividendi che si aggirano su un valore, misurabile con un maggiore dividend yield.

Ad una azienda non conviene che il valore della vendita superi un determinato limite, fissato in Italia al 2% rispetto al capitale della società; se si verificasse ciò, il prezzo di mercato potrebbe abbassarsi di molto. L’azienda è comunque obbligata a far presente questa situazione, rispettando anche dei limiti di tempo. Esistono comunque delle società specializzate in questo settore che possono aiutare le aziende e provvedono all’acquisto e alla rivendita del complesso delle azioni di grandi detentori. Esse vengono divise in piccoli pacchetti, appunto per evitare di raggiungere la soglia critica e per permettere alla società di non dare notizia al mercato.

Piani

Per gestire al meglio l’evoluzione dei provvedimenti, la loro approvazione, e per una migliore organizzazione del lavoro, esistono generalmente delle commissioni, individuate all’interno del Consiglio di Amministrazione.
Una di esse è il Comitato Paghe e Remunerazioni, che, come evidente, si occupa delle retribuzioni, fisse o variabili che siano, e di eventuali premi a dirigenti e manager. Occupandosi anche della retribuzione variabile dei dipendenti e dirigenti, questo comitato gestisce di conseguenza la definizione dei piani stock – option.

Ma che cosa gestisce nel dettaglio? Analizziamo i suoi compiti. Innanzitutto esso stabilisce l’entità complessiva delle stock – option da distribuire, determinata di solito a partire dal prezzo medio ponderato delle azioni del mese precedente alla data di emissione; secondariamente puntualizza sia le modalità di emissione (data di acquisto e di scadenza – generalmente entro un anno da quella di emissione – calcolo del prezzo d’acquisto), sia quelle di liquidazione (aumento di capitale sociale o vendita di azioni della società). Il passo successivo del Comitato Paghe e Remunerazioni è quello di decidere chi saranno i beneficiari delle stock, i particolari obiettivi individuali dei dirigenti, verificati ed accertati dopo la approvazione e la certificazione del bilancio d’esercizio, ed infine l’ammontare di stock – option che spetta ad ogni singolo beneficiario.