Come Investire in un Piano di Accumulo Capitale

Il piano di accumulo capitale, Pac, è il più indicato per coloro, che pur desiderando mettere da parte risorse per il futuro, non dispongono di tutta la liquidità necessaria in un’unica soluzione. A questo punto, la soluzione potrebbe essere quella di acquistare una quota di un fondo d’investimento, alimentandola a rate, ovvero con versamenti periodici.

Al momento della sottoscrizione di un Pac, deciderete quanto e con quale frequenza intendete versare e per quanto tempo. La durata di un piano di accumulo varia da un minimo di 1 a un massimo di 40 anni, mentre la frequenza dei versamenti può essere mensile, ma anche ogni 2, 3, 4 o 6 mesi, dipende dall’accordo. Il capitale versato sarà, quindi, pari all’importo di ciascuna rata per il numero complessivo di rate versate.

piani di accumulo capitale

L’importo minimo può essere realmente alla portata di tutti, perché alcuni Pac richiedono anche solo 25 euro per rata. Tuttavia, bisogna fare attenzione al versamento iniziale, perché a volte viene richiesto uno di diverse rate, anche di 12. Per esempio, se abbiamo scelto di versare 100 euro al mese per 20 anni e il Pac richiede un versamento iniziale pari a 10 rate, significa che dobbiamo depositare immediatamente 1000 euro.

Quanti ai costi di un Pac, sono dovute anche le cosiddette spese di sottoscrizione. Con un piano di investimento in un’unica soluzione, in genere, viene applicata una commissione decrescente all’aumentare dell’importo investito. Il meccanismo di un piano di accumulo è un po’ diverso, perché prevede di solito il pagamento immediato di parte della commissione da versare lungo l’intero periodo, per cui se dopo un certo tempo deciderete di abbandonare il Pac, avrete sostenuto un costo più che proporzionale, dato che vi siete già fatti carico all’inizio di una congrua percentuale. In effetti, il meccanismo è studiato proprio per disincentivare l’abbandono dei piani di accumulo dopo poco tempo dalla sottoscrizione.

Altri fondi, invece, preferiscono fare pagare il cliente non all’ingresso, ma all’uscita del piano, attraverso l’applicazione di commissioni decrescenti all’aumentare del numero di anni di permanenza. Nel caso di un Pac, bisogna prestare attenzione agli anni richiesti, perché tali commissioni siano azzerate, perché sono solitamente superiori a quelli previsti per i piani di investimento in un’unica soluzione, dove nulla viene preteso anche solo dopo quattro anni dall’ingresso.

Attenzione anche ai costi per i diritti fissi, perché non sono applicati in percentuale del singolo versamento, bensì in misura fissa. Ciò significa che incidono maggiormente per i piccoli importi, perché una cosa è pagare, ad esempio, 1 euro su una rata mensile di 25 euro, un’altra l’applicazione di 1 euro su 200 euro. Nel primo caso, equivale al 4% dell’importo versato, nel secondo ad appena lo 0,50%.

Il consiglio, prima di sottoscrivere un Pac, è di considerare quale sia la vostra effettiva capacità di risparmio attesa lungo il periodo dell’accumulo, così come di chiedere informazioni al promotore, quando vi recate in banca, non tralasciando mai di leggere il prospetto informativo e di verificare il costo e le modalità di applicazione delle commissioni.

Avrete potuto capire che il Pac vi mette dinnanzi a un dilemma: se scelgo versamenti dall’importo unitario relativamente alto, corro il rischio di non essere in grado, a un certo punto, di sostenere l’onere. D’altra parte, se scelgo di versare una cifra molto bassa, rischio sia di accumulare poco, sia di dovere sostenere un peso eccessivo per le commissioni applicate.

C’è, poi, anche la questione su quale tipo di fondo investire. I fondi obbligazionari sono poco rischiosi, ma generalmente offrono rendimenti contenuti. I fondi azionari, invece, sono più allettanti in termini di rendimenti, ma allo stesso tempo presentano rischi maggiori. Ci sono anche soluzioni miste, come i fondi bilanciati, che investono il denaro raccolto in misura piuttosto equa tra il comparto azionario e quello obbligazionario e si caratterizzano per un rischio e un rendimento intermedi.

La scelta dovrà essere basata, quindi, sulla base del vostro profilo di rischio, oltre che dell’orizzonte temporale su cui volete effettuare l’accumulo del capitale. In genere, se si sceglie un periodo relativamente basso, cinque anni, si consiglia di puntare su un fondo obbligazionario, mentre per periodi di accumulo relativamente lunghi, si può anche optare per il fondo azionario.

Visto che i rendimenti di un Pac dipendono dall’andamento dei mercati finanziari, sarebbe opportuno preferire piani di accumulo non brevi, perché in un arco di tempo di pochi anni, il risultato è aleatorio, a causa delle fluttuazioni delle borse, mentre nel lungo periodo si hanno esiti più positivi.

Per il resto, i piani di accumulo del capitale presentano gli stessi vantaggi di un qualsiasi investimento in un fondo, perché consentono al sottoscrittore di ottenere un potenziale rendimento senza perdere il suo tempo a seguire l’andamento dei mercati, lasciando che della gestione del suo risparmio se ne occupino persone con elevata competenza ed esperienza.

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