Come Investire in Bulgaria

In questa guida spieghiamo come investire in Bulgaria.

La Bulgaria fa parte dell’Unione Europea dal 2007 e risulta essere il suo componente più povero, anche se in fase di crescita, approfittando dei vantaggi dell’essere membro del mercato unico, all’interno del quale circolano liberamente beni, servizi, lavoratori e capitali. Esistono svariate ragioni per investire in Bulgaria. Per prima cosa, nonostante i trascorsi, gode oggi di una burocrazia relativamente snella, specie se comparata a quella italiana. In meno di una settimana è possibile aprire una società o trasferire la residenza.

Il paese gode anche di una posizione geografica invidiabile, perché rappresenta un ponte per la Turchia. Risulta essere anche dotato di infrastrutture, che stanno rendendo di anno in anno sempre più facili i trasporti interni e anche da paesi come l’Italia.

La Bulgaria è una delle principali destinazioni delle imprese che delocalizzano, perché presenta notevoli vantaggi per chi possiede un’attività. Per iniziare, utilizza i fondi europei per aiutare le imprese in svariati settori, secondariamente, ha un basso costo del lavoro rispetto a quello che siamo abituati ad avere nell’Europa occidentale, ma allo stesso tempo detiene lavoratori specializzati in vari settori, non essendo difficile a Sofia trovare personale che parli più di una lingua straniera. In sintesi, chi investe in Bulgaria può ottenere manodopera anche specializzata e a basso costo.

Anche se le condizioni di partenza sono state molto difficili, l’economia bulgara è oggi in decisa crescita, mentre l’inflazione rimane bassa, la tassazione è altrettanto bassa e solamente del 10%, e lo stato aiuta le imprese con i fondi europei. A ciò si aggiunga che il clima politico e istituzionale è piuttosto stabile, anche per effetto di una crescita diffusa e attenta alle esigenze degli investitori stranieri.

Dicevamo, che la tassazione è bassa. Dagli inizi del Nuovo Millennio, l’aliquota dell’imposta sulle società è stata portata al 10% e risulta essere oggi la più bassa d’Europa, persino inferiore al 12,50% dell’Irlanda. Le ritenute sui pagamenti degli interessi sono molto basse e pari al 5%, se le transazioni avvengono all’interno dell’Unione Europea, al 10% se avvengono con altri paesi, tranne che non esista un accordo contro la doppia tassazione.

Esistono accordi con diversi paesi extra UE per il rimborso dell’IVA e gli esportatori devono attendere appena 45 giorni al massimo per vedersi restituita l’imposta, mentre per gli altri i tempi salgono a circa quattro mesi. Le perdite fiscali possono essere spalmate, poi, fino a 5 anni. Per non parlare del fatto che i fondi comuni d’investimento immobiliare o REIT sono del tutto esenti dal pagamento delle tasse. Se già il 10% sugli utili vi sembra una tassazione molto leggera, sappiate che se investite in uno dei comuni bulgari ad alta disoccupazione, l’imposta può essere abbattuta anche del 100%. Per le piccole attività, quelle con fatturato fino a 25.000 euro all’anno, non è nemmeno obbligatoria la registrazione dell’IVA. Per alcuni settori sono concesse esenzioni fiscali fino a 5 anni.

La manodopera è a basso costo, tanto che un lavoratore specializzato non arriva a costare più di 700 euro al mese, mentre uno non qualificato intorno ai 400 euro. Il salario minimo mensile è di 220 euro. Si tenga anche conto che persino i costi energetici sono più bassi mediamente del 30% rispetto al resto della UE.

Si tenga conto, poi, che il rischio cambio è di fatto inesistente, in quanto il Lev, la moneta locale, è agganciato all’euro a un cambio quasi fisso e che da anni si aggira intorno a 1,95. Ciò consente di investire nel paese senza doversi preoccupare delle possibili svalutazioni degli asset in euro.

Agli investitori stranieri sono accordati la protezione dall’esproprio o dalla nazionalizzazione. Questa può avvenire solo per questioni di interesse nazionale e previo risarcimento del danno. Nel caso di adozione di restrizioni alla libera circolazione dei capitali, Sofia garantisce che esse non sarebbero applicate ai capitali in ingresso prima della loro entrata in vigore e per un periodo di dieci anni. Non è finita, perché le nuove normative fiscali hanno eliminato la soglia minima di 50000 dollari per definire un investimento come straniero e allo stesso tempo hanno previsto agevolazioni, come il dimezzamento dell’imposizione fiscale, per gli investimenti superiori ai 5 milioni di dollari, oppure che creino almeno 100 posti di lavoro o che siano effettuati in zone ad alta disoccupazione. Questi incentivi possono perdurare fino a un massimo di 10 anni. Inoltre non sono soggetti a dazi doganali i conferimenti in natura da parte dei soci stranieri.

Quanto alle vesti giuridiche previste dal Codice del Commercio del 1991, troviamo le società in nome collettivo, le società in accomandita, le società a responsabilità limitata e le società per azioni, sostanzialmente ricalcando le forme esistenti in Italia. Molto bassi i costi per aprire un’impresa, una srl può richiedere solo 10 euro per il disbrigo delle pratiche burocratiche.

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