Come Investire in Azioni

Oggi proponiamo alcuni consigli su come investire in borsa

Se hai da parte una somma di denaro, non necessariamente ingente, ma anche di qualche migliaio di euro e ritieni di volere puntare su un investimento a medio alto rischio, le azioni sono fatte per te.

Iniziamo col dire che le azioni non sono titoli di credito, come le obbligazioni, ma di capitale, ossia rappresentano quote, per quanto infinitesimali, della proprietà di una società quotata in borsa.

Il primo mito che bisogna sfatare è che l’investimento in borsa e, in particolare, nelle azioni sia roba per professionisti della finanza. Ogni giorno, milioni di risparmiatori comprano e vendono azioni in tutto il mondo e la stragrande maggioranza di essi non ha nemmeno i rudimenti basilari di economia.

Di certo, però, aiuterebbe affidarsi a un esperto o far fare alla propria banca, quella in cui si ha un conto depositi. Non tutte le azioni, poi, sono uguali come condizioni economiche. Le azioni ordinarie, le più comuni, garantiscono la percezione di un dividendo per ciascuna di essa, qualora la società abbia chiuso l’esercizio precedente in utile e il cda abbia deciso di distribuirne almeno in parte agli azionisti.

Il dividendo, quindi, è una prima forma di guadagno dall’investimento azionario, ma non l’unico e nemmeno il più importante per un piccolo azionista, il quale non è interessato certamente alla gestione aziendale e all’investimento di lungo periodo. La quasi totalità del guadagno per il piccolo risparmiatore deriva, infatti, dalla vendita delle azioni a un prezzo superiore (se possibile) a quello di acquisto. Se compro mille azioni a un euro e dopo qualche mese le rivendo a 1,50 euro ciascuna, avrò guadagnato la differenza, ossia 500 euro, su cui, tuttavia, dovrò pagare l’imposta sulle rendite finanziarie, innalzate di recente al 26%.

Dicevamo che non tutte le azioni sono uguali. Esistono, ad esempio, le cosiddette azioni di risparmio, pensate proprio per il piccolo risparmiatore. Esse garantiscono all’azionista un dividendo minimo per ciascuna azione detenuta, ma non gli stessi diritti amministrativi previsti per gli altri soci, come il voto in assemblea.
Le azioni privilegiate, poi, consentono al titolare di avere il privilegio di ricevere per primo il dividendo in fase di distribuzione o il rimborso del capitale, in caso di fallimento della società. In un certo senso, tutelano dal rischio. Almeno, fino a un certo punto.

Una volta comprese le caratteristiche essenziali delle azioni, passiamo a fornire qualche importante strumento di valutazione per effettuare un investimento quanto più prudente e remunerativo possibile.

Un principio alla base di chi investe è quello di diversificare il portafoglio degli acquisti, cosa che minimizza il rischio. La logica è la seguente: è improbabile che le azioni di più società, appartenenti a settori produttivi diversi e di aree economiche differenti perdano di valore tutte contemporaneamente. Più probabile, invece, che a fronte di una perdita su qualche titolo societario, si ottenga un guadagno da altri titoli. Tuttavia, è evidente che tale diversificazione sia possibile quando l’entità dell’investimento sia tale da poterlo suddividere su più titoli. Diversificare, invece, un portafoglio di qualche migliaio di euro è un’operazione ardua, quanto spesso impossibile.

Per questo, per il piccolo risparmiatore che volesse evitare rischi eccessivi, potrebbe essere consigliabile il ricorso a un investimento in un fondo (azionario, bilanciato), che grazie alla mole enorme di capitali raccolti sul mercato, riesce a puntare su svariati titoli di società di ogni settore e paese, bilanciando, in genere, con un investimento almeno minimo in titoli del mercato a reddito fisso, in modo da minimizzare il rischio e garantire al risparmiatore un rendimento minimo.

Una decisione importante per l’investitore è quando entrare sul mercato. In genere, se l’obiettivo è di realizzare un guadagno nel minore tempo possibile e puntando sul rialzo dei corsi azionari, il consiglio è di acquistare azioni nel momento di minimo della borsa, ossia quando i titoli sembrano avere toccato il fondo. Ovviamente, nessuno ci garantisce che il fondo sia stato effettivamente toccato, ma un’analisi superficiale potrebbe consistere nel considerare il rapporto tra il prezzo di un titolo e l’utile della società, in rapporto alla media degli ultimi anni. Ad esempio, se si trova che un titolo prezza in borsa 5 volte i profitti dell’ultimo esercizio della società, quando la media storica per la stessa azienda è di 10, ciò significa che le azioni sono con ogni probabilità molto sottovalutate, per ragioni varie (rischio paese, etc.) e dovrebbero alla lunga risalire. Oltre che alla media storica, il riferimento potrebbe avvenire con il rapporto prezzo/utili di società concorrenti in Italia e all’estero. Se la società X ha un titolo che vale 5 volte gli utili, quando le concorrenti prezzano 8-9 volte in più degli utili, ciò significa che esiste spazio per un apprezzamento dei corsi azionari.

La cosa opposta, ovviamente, vale quando il rapporto

tra prezzo e utili di una società appare eccessivo, o in rapporto alla media storica della stessa società, o in riferimento ai rapporti delle società concorrenti.

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