Carte di Credito Revolving

La carta di credito revolving è diventata un metodo di pagamento piuttosto diffuso tra le famiglie italiane. Si calcola che alla fine del 2012 ne fossero attive ben 3,5 milioni, avendo subito un vero boom in tempi di crisi.

La carta revolving è un particolare tipo di carta di credito, che ha la caratteristica, però, di concedere al titolare un fido. Come qualsiasi carta di credito, trattasi di una tessera magnetica, dotata di microchip, che consente al titolare di spendere, senza portarsi dietro il contante, dopo avere digitato un codice PIN al POS. La peculiarità sta, però, nel fatto che la somma massima a disposizione del cliente non viene scalata immediatamente, ma potrà essere restituita a rate nel tempo e con in più la possibilità di decidere la tempistica dei pagamenti.

Ovviamente, ciò potrebbe risultare alquanto benefica per il titolare, che potrà godere della comodità nei pagamenti, senza l’assillo di un esborso immediato o da saldare in poco tempo. Tuttavia, poiché le favole non esistono, c’è il rovescio della medaglia: la carta revolving prevede l’applicazione degli interesse sugli acquisti pagati ratealmente. E parliamo di un TAEG, che potrebbe benissimo arrivare al 25-26%, a seconda del periodo.

Facciamo un esempio: per un fido massimo di 2.000 euro, usufruito per sei anni per 12.800 euro complessivi, il cliente potrebbe essere chiamato nel frattempo a rimborsare alla banca 17.200 euro, cioè più di 4.000 euro in interessi.

Infatti, anche se ho a disposizione una cifra massima di 2.000 euro, man mano che procedo al rimborso della quota capitale, il fido si ricostituisce e ciò consentirà al titolare di potere usufruire nuovamente del maggiore importo. L’effetto psicologico di questa particolare carta revolving è che il cliente potrebbe essere indotto a pensare che il suo credito sia infinito e sono numerosi i casi, in cui la situazione è sfuggita del tutto di mano, dato che l’accumulo delle rate e degli interessi hanno reso questo strumento molto oneroso e insostenibile.

Non è un caso che le carte revolving si siano diffuse specie con lo scoppio della crisi: intanto spendo, poi si vede se, quanto e quando pago. Queste carte sono molto utilizzate per gli acquisti quotidiani, per fare la spesa e la loro diffusione è dovuta anche alla politica aggressiva degli istituti, che in molti casi arrivano a mandarle a casa, in modo da lusingare il potenziale cliente.

Normalmente, però, è il cliente che deve fare richiesta alla banca, la quale provvederà all’invio al domicilio. Separatamente, in modo da ottenere una maggiore sicurezza, gli sarà inviato anche il codice PIN.

Il titolare della carta dovrà firmare sul retro della tessera magnetica e sarà responsabile del suo uso. Solo lui potrà effettuare i pagamenti con la carta revolving, salvo la sospensione del servizio da parte dell’istituto. Con la carta è anche possibile prelevare denaro presso gli ATM abilitati, sempre nel limite del credito disponibile.

Per tutta la durata della carta, il titolare non ha alcun obbligo di un uso minimo per i pagamenti. Potrebbe, al limite, non usufruirne affatto. All’atto dell’utilizzo, l’esercente farà firmare al cliente una ricevuta, effettuando il controllo con la firma apposta nel retro della revolving, al fine di verificare l’identità del possessore.

L’istituto invia ogni mese al titolare della carta l’estratto conto, dal quale risulteranno le spese effettuate, le commissioni e i relativi interessi applicate. Un ritardo nell’invio dell’estratto conto non implica la possibilità per il cliente di ritardare il pagamento delle rate.

Quanto alle spese relative a questo tipo di carta, le politiche praticate dalle banche sono sostanzialmente simili, anche se possono divergere per alcuni aspetti. L’onere maggiore è certamente rappresentato dal pagamento degli interessi. Questi sono captati dal TAN (Tasso Annuo Netto), che misura l’incidenza dei tassi su base annua. Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è comprensivo, invece, anche delle altre spese, come quelle di istruttoria, assicurative, commissioni.

Alcune banche fanno pagare al cliente una commissione per l’uso della carta a titolo di contributo associativo. Alcune la applicano solamente per il primo anno, altre per tutta la durata del contratto, altre ancora mai.

Poiché sono stati riscontrati numerosi casi di presunti abusi ai danni della clientela, le associazioni dei consumatori hanno messo a disposizione sportelli ad hoc, con il fine di fornire loro informazioni sulle spese effettive delle carte revolving. Nei casi dubbi, sarebbe opportuno interpellarli ancor prima di sottoscrivere un contratto.

Secondo i dati più recentii, la spesa media mensile con le revolving è di 683 euro e il titolare è per lo più un quarantenne, anche se sono i giovani a cadere il più delle volte nella trappola del debito, esposte mediamente nella fascia di età 18-25 anni per 788 euro mensili.

A fare lievitare il debito, si nota, è l’applicazione delle spese di istruttoria, che incidono generalmente su importi poco elevati, anche solo di 1500 o 2000 euro. Ciò significa che il TAEG diventa altissimo, man mano che si abbassa il fido inizialmente concesso. Per questo potrebbero registrarsi divergenze piuttosto notevoli con il TAN, che come abbiamo spiegato sopra, comprende i soli interessi su base annua.

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