Conti Deposito Esteri – Come Aprirli e Vantaggi e Svantaggi da Conoscere

In tempi di tassi zero, potrebbe essere conveniente per il piccolo risparmiatore, in particolare, guardarsi intorno e cercare di portare il proprio denaro all’estero, ma senza spostarsi dall’Italia. Infatti, potrebbe rivelarsi opportuno aprire un conto deposito all’estero, che come per uno italiano, garantisce un certo rendimento, in cambio di un vincolo temporale prestabilito.

L’apertura di un conto all’estero è semplice. Può avvenire con una richiesta inviata alla propria banca, qualora possedesse istituti controllati all’estero. In alternativa, basterebbe collegarsi online al sito di una delle banche straniere in cui intendiamo depositare il nostro denaro e verificare le modalità per farlo. Ovviamente, sarà necessario firmare un contratto e successivamente trasferire il denaro sul conto deposito aperto, tramite un’operazione di puro trasferimento dall’Italia all’estero, anche con bonifico.

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A tale proposito, però, dovremmo fare una considerazione preminente. Aprire un conto deposito all’estero potrebbe significare presso un altro paese dell’Eurozona o altrove nel mondo. Nel primo caso, il deposito resta in euro e questo ci assicura che non subiremo alcuna conseguenza negativa dall’effetto cambio. Tuttavia, i rendimenti offerti dalle banche nell’Eurozona sono piuttosto simili e bassissimi un po’ ovunque, per cui rischiamo di compiere un’operazione inutile. Si pensi che in Germania, addirittura, i conti rendono ancora meno dell’Italia.

Diverso è il caso dell’apertura di un conto deposito in un paese esterno all’Eurozona. Qui, i rendimenti potrebbero essere elevati, ma vale la pena chiedersi il perché. Rendimenti elevati sono spesso sinonimo di economia in crescita, ma potrebbero anche essere la spia di un paese rischioso, che per attirare capitali dall’estero è costretto ad alzare i tassi. Si pensi alla Russia, dove oggi i rendimenti bancari sono notevolmente superiori a quelli offerti in Italia, ma si corre un duplice rischio: quello legato alle tensioni geopolitiche e di cambio.

Infatti, se la valuta in cui abbiamo convertito i nostri soldi depositati presso una banca straniera si deprezza, si rischia non solo di annullare l’effetto positivo del maggiore rendimento offerto, ma di intaccare anche il capitale esportato. Pensiamo, ad esempio, di portare il nostro risparmio presso una banca turca, che magari ci offre un rendimento del 5% su un deposito di 10.000 euro per vincolo a un anno. Poniamo che a distanza di un anno, quando andiamo a ritirare i risparmi, la lira turca si sia deprezzata contro l’euro dell’8%. Ciò significa che non solo abbiamo perso completamente gli interessi, ma che abbiamo intaccato il capitale. Tanto valeva, a quel punto, tenerli a casa.

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la firma del contratto, che sarebbe in lingua straniera. Se è già difficile comprendere le clausole in italiano, nella lingua madre, figuriamoci cosa potrebbero propinarci in una lingua straniera che magari nemmeno padroneggiamo.

Non solo. I paesi dell’Eurozona condividono la stessa tutela minima di 100.000 euro nei confronti del risparmiatore, ossia i conti non possono essere toccati fino a quella cifra, nei casi di fallimento della banca. Non è detto che una tale tutela esista anche in un paese terzo.

Va anche chiarito che quando si esporta denaro verso un altro paese, è necessario segnalarlo all’Agenzia delle Entrate, che a tale scopo ha emanato una circolare nel 2010, con la quale spiega che trattasi di una finalità anti riciclaggio. Nel caso di mancata comunicazione si rischia una sanzione salata.

Inoltre, se la somma portata presso una banca estera ammonta ad almeno 10.000 euro, va denunciata nel rigo RW della dichiarazione dei redditi. Ricordiamo, inoltre, che i rendimenti sono soggetti alla tassazione delle rendite finanziarie, la cui aliquota è stata elevata dal luglio 2014 al 26%.

Dalle considerazioni sopra effettuate possiamo desumere che, aldilà del rendimento offerto, va considerato anche l’effetto cambio. Se si prevede ragionevolmente che la valuta nella quale dovremmo convertire il nostro denaro tenderà ad apprezzarsi alla scadenza del vincolo del conto deposito, allora faremmo un buon affare, perché oltre al rendimento, lucreremo anche dalla riconversione in euro dei risparmi. Al contrario, se ci attendiamo che la valuta tenderà a deprezzarsi, dovremmo investirvi solo se riteniamo che il tasso di apprezzamento dell’euro contro di essa sia inferiore al maggiore rendimento netto che la banca straniera ci offre, rispetto a quanto offerto da un istituto italiano o del resto dell’Eurozona.

Ad esempio, se il rendimento massimo offerto da una banca italiana fosse del 3% su un deposito a un anno e una banca brasiliana ci offrisse il 7% netto per lo stesso periodo, pur stimando un deprezzamento del real del 3%, avremmo ancora convenienza ad esportare i nostri risparmi in Brasile, ammesso che la nostra previsione non sarà smentita in negativo.

Ultimo aspetto da valutare: una volta trasferito denaro presso una banca straniera, i bonifici effettuati da e per il relativo conto sono più costosi, trattandosi di un deposito all’estero. Anche questo va tenuto presente, perché se siamo soliti effettuare numerose transazioni da e verso il nostro conto, è probabile che il gioco non valga la candela.

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