Conti Deposito Giugno 2014 – Rendimenti

I conti deposito sono tra i prodotti finanziari maggiormente in voga tra i risparmiatori italiani per il loro grado di sicurezza e di semplicità di investimento. Si tratta di conti bancari che vincolano il cliente a mantenere il proprio denaro depositato presso di essi per un determinato periodo di tempo, corrispondendo in cambio un tasso di interesse sulla somma vincolata e crescente in funzione del tempo del vincolo.

Nel mese di giugno del 2014 sono stati censiti i seguenti conti deposito di alcuni tra i più importanti istituti italiani con le relative offerte.

il Conto Italiano Deposito di Banca Monte Paschi di Siena offre l’1,85% lordo annuo sui depositi vincolati a 6 mesi, l’interesse sale al 2% lordo per i vincoli a 9, 12 e 18 mesi, si attesta all’1,90% per quelli a 24 mesi e torna a salire al 2,20% lordo per i 36 mesi, al 2,50% per i depositi vincolati a 48 mesi e al 2,75% per i 60 mesi.

Conto Arancio di ING Direct offre un interesse lordo del 2,20% per i clienti che aprono un conto con l’Opzione Arancio a 12 mesi.

Conto Forte di Banca Medio Credito offre l’1,65% per i depositi a 3 mesi, l’1,75% per i sei mesi, il 2,25% per i 12 mesi, il 2,45% per i 18 mesi e il 2,70% per i 24 mesi.

Conto Max di Banca Ifis offre diverse opzioni: quella Free garantisce l’1% lordo annuo; la versione One, l’1,80%. L’opzione Now corrisponde interessi anticipati pari all’1% per il vincolo a un mese, all’1,25% per i due mesi, all’1,50% per i 3 mesi, all’1,60% per i 6 mesi, all’1,80% per i 9 mesi, al 2,05% per i 12 mesi, al 2,25% per i 18 mesi, il 2,40% per i 24 mesi. Infine, la versione UP corrisponde interessi posticipati dell’1,55% per i 3 mesi, dell’1,65% per i 6 mesi, dell’1,90% per i 9 mesi, del 2,15% per i 12 mesi, del 2,35% per i 18 mesi e del 2,50% per i 24 mesi.

Conto Rendimax di Banca Ifis presenta un tasso annuo lordo dell’1,60% con la versione Like, dell1% anticipato per il vincolo a un mese con la versione First, dell’1,25% per 2 mesi, dell’1,50% a 3 mesi, dell’1,60% a 6 mesi, dell’1,80% a 9 mesi, del 2,05% a 12 mesi, del 2,25% a 18 mesi, del 2,40% a 24 mesi. La versione Top con rendimenti posticipati garantisce l’1,55% per i 3 mesi, l’1,65% a 6 mesi, l’1,90% a 9 mesi, il 2,15% a 12 mesi, il 2,35% a 18 mesi e il 2,50% a 24 mesi.

Infine, il Conto Deposito Sicuro di Banca Marche offre per la linea rendimento il 2,60% per il vincolo a 3 mesi, il 2,80% a 6 mesi, il 2,90% a 9 mesi, il 3% a 12 mesi, il 3,05% a 18 mesi e il 3,10% a 24 mesi. Per la linea flessibilità, i tassi sono rispettivamente del 2,20%, 2,40%, del 2,50%, del 2,60%, del 2,65% e del 2,70%.

CRO Bonifico – Come Funziona e a Cosa Serve

l Cro, Codice di riferimento operazione, è composto da 11 cifre ed è diverso per ciascuna operazione bancaria effettuata, contraddistinguendo quest’ultima in modo univocom veloce e senza margine di errore ne individua il titolare. Infatti, le undici cifre sono diverse da cliente a cliente.

Il Cro è importante per verificare l’esistenza di un bonifico o per cercarlo. Le ultime due cifre costituiscono il codice di controllo per verificare l’esistenza dell’operazione. Esse si ottengono come resto dalla divisione delle prime nove cifre.

Anche Poste Italiane ha un suo Cro, composto, però, da 15 cifre, anche se le prime 4 (7601) individuano unicamente l’operatore, mentre le restanti undici seguono le regole sopra accennate.
Qualsiasi operazione, quindi, presenta il Cro, che nel caso di un bonifico può trovarsi nella relativa ricevuta di pagamento, altrimenti lo si può richiedere alla filiale di riferimento della banca o della posta.

Nel caso in cui si effettui un pagamento, l’operazione viene necessariamente registrata, per cui bisogna disporre del proprio codice Cro. Se questi è assente, l’operazione potrà comunque avvenire, avvalendosi improrogabilmente del codice Iban, ma la transazione sarà registrata successivamente.

Per risalire a un’operazione, quindi, la banca non dovrà fare altro che inserire il Cro, trovando subito il titolare della transazione. Il Cro viene richiesto anche dal creditore per avere una prova dell’avvenuto trasferimento di denaro. Se non si trova il codice nella ricevuta bancaria, basterà farne richiesta alla banca, o recandosi allo sportello o inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Pur essendo generalmente la banca a indicare il codice Cro al cliente, potrebbe accadere, dunque, che esso non sia stato fornito. A quel punto, è importante richiedere il codice, perché data la sua infallibilità, esso ci permette subito di risalire all’operazione, altrimenti, per trovare un bonifico, ad esempio, dovremmo potere compiere diverse operazioni più complesse. Il Cro potrebbe risultare utile nel caso di controversie con un creditore, perché si potrà così dimostrare l’esistenza del pagamento con bonifico.

Oltre al Cro esiste anche il codice TRN (Transaction Reference Number), composto da 30 cifre, all’interno delle quali è compreso lo stesso Cro, esattamente dalla sesta alla sedicesima cifra. Anche il TRN si può facilmente richiedere presso la propria banca. Così come il Cro identifica univocamente il cliente, il TRN distingue uno specifico bonifico da tutti gli altri.
Infine, aggiungiamo che nel caso in cui la banca dell’ordinante fosse la stessa del beneficiario, l’operazione potrebbe riportare il cosiddetto CRI o Codice di Riferimento Interno.

Corsi di Formazione – Cosa Sono e Come Scegliere Quelli Giusti

I corsi di formazione professionale sono quasi sempre gratuiti e sono tenuti da docenti specializzati e sponsorizzati da enti locali, come province o regioni, che attingono spesso ad appositi fondi nazionali o europei. Essi si distinguono in corsi per l’orientamento professionale, corsi di qualificazione professionale e corsi di specializzazione professionali.

I primi sono mirati a quelle persone che non hanno ancora fatto i conti con il mondo del lavoro e hanno bisogno di capire cosa scegliere. I secondi, invece, offrono al frequentante le nozioni necessarie per lo svolgimento di un determinato lavoro, mentre i terzi sono rivolti a quanti già svolgono un lavoro, ma vogliono ampliarne le conoscenze.

Il numero dei corsi offerto dalle regioni, dalle province, altri enti o anche dai privati è piuttosto notevole, forse anche eccessivo, in alcuni casi. Per questo, non sempre è facile capire quale corso scegliere e sulla base di cosa.

Partiamo da un dato: i corsi gratuiti non è detto siano peggiori di quelli a pagamento, perché, come sopra detto, la gratuità è dettata dal fatto che sono finanziati dall’Unione Europea o dallo stato italiano o da qualche Ente locale. In alcuni casi, anzi, il corso prevede il rimborso delle spese per chi frequenta, al fine di agevolare le iscrizioni anche delle fasce più svantaggiate della popolazione in età lavorativa.

Un elemento importante di scelta dovrebbe essere, invece, il numero di ore. Un corso con poche ore potrebbe non essere molto serio e proficuo, perché difficilmente nozioni importanti per il mondo del lavoro possono essere apprese in poco tempo. In genere, quindi, bisogna valutare positivamente i corsi che prevedono almeno 600 ore di lezione.

Di solito, ma non sempre, i corsi prevedono la frequenza per una certa percentuale di ore in aula e il resto presso un’azienda o un ente, al fine di mettere il corsista nelle condizioni di apprendere lavorando o, comunque, di confrontarsi direttamente con il mondo del lavoro, potendo mettere a frutto le nozioni teoriche impartire in aula dal docente. Un corso senza uno stage dovrebbe essere valutato meno positivamente di uno che prevede uno stage presso un’azienda.

Quanto all’area di scelta, bisognerebbe indirizzarsi su quei corsi che hanno attinenza alle proprie ambizioni e abilità. Inutile frequentare un corso professionale per l’apprendimento di una qualifica per la quale non ci si sente portati, né preparati adeguatamente. Invece, dovrebbero essere tenuti in grande considerazione quei corsi che impartiscono nozioni teoriche e pratiche su mansioni di settori legati al territorio in cui si vive e che potrebbero, quindi, risultare concretamente utili per un futuro sbocco di lavoro.