Assegno Scoperto

L’emissione di un assegno scoperto si configura come un caso pregno di conseguenze negative per l’emittente. Anzitutto, bisogna distinguere due casi, in ragione della tempistica applicata. Quando emettiamo un assegno di importo fino a 6 mila euro, questo viene trattenuto dalla Stanza di Compensazione, che provvede in prima presentazione a richiedere alla banca trattaria di confermare l’esito del pagamento, il giorno successivo alla data di negoziazione. Qualora il soggetto che ha emesso l’assegno non abbia presso il relativo conto almeno un importo pari a quello indicato nell’assegno stesso, la banca invia alla Stanza un messaggio e questa invia dopo tre giorni dall’avvenuta negoziazione all’istituto una richiesta di seconda presentazione. Se nemmeno stavolta l’emittente dell’assegno ha provveduto a creare presso il conto la provvista necessaria a onorare l’assegno, la banca presenterà il titolo a un Pubblico Ufficiale, il quale a sua volta provvederà alla levata del protesto, se dalla data di emissione sono trascorsi almeno 8 giorni, nel caso in cui il Comune di emissione sia lo stesso di quello della banca di traenza; la levata del protesto scatterà, invece, 15 giorni dopo la data di emissione, qualora il Comune di emissione sia diverso da quello della banca di traenza.

Se l’importo dell’assegno è superiore ai 6000 euro, le tappe sopra descritte sono uguali, tranne che per la tempistica relativa alle richieste di presentazione della Stanza di Compensazione, qui meno flessibile. Infatti, la prima presentazione avviene il giorno dopo la data di negoziazione e se entro il giorno di ricezione dell’assegno, colui che ha l’ha emesso non provvede a creare un fondo di provvista sufficiente sul conto, il titolo sarà consegnato al Pubblico Ufficiale.

Il protesto è un atto con il quale si segnala pubblicamente che un soggetto non ha onorato un suo impegno di pagato e da titolo al beneficiario per adire le vie giudiziarie. Il protesto è iscritto presso la Camera di Commercio territorialmente competente. Questa provvederà a pubblicizzare l’atto anche presso le agenzie informative del credito. Ciò renderà difficile, se non spesso impossibile, per il protestato ottenere credito da una banca o una società finanziaria, fintanto che la segnalazione rimane attiva. Ciò si ha per almeno 12 mesi dalla data di levata del protesto e la cancellazione può avvenire dietro richiesta del protestato, il quale abbia anche provveduto a pagare e presentare il titolo oggetto del protesto.

Inoltre, il protestato deve versare al beneficiario una somma del 10% superiore all’importo indicato nell’assegno, a titolo di sanzione. La sanzione scatta anche con l’insufficienza del fondo con la prima richiesta di presentazione.

Infine, se entro 60 giorni non si sarà onorato il debito, scatta anche la segnalazione alla CAI, Centrale di Allarme Interbancaria, con la quale la Banca d’Italia viene informata della pericolosità del soggetto protestato.

Sepa Direct Debit – Informazioni Utili

Il Sepa direct debit è il nuovo sistema di incasso in Europa, che ha sostituito il vecchio Rid e consente di raggiungere i conti correnti di tutta l’area Sepa, che ammettono l’addebito diretto.

Il Sepa direct debit può essere attivato su richiesta del creditore, in base al mandato effettuato dal debitore, che autorizza il primo a impartire all’istituto disposizioni per l’incasso diretto dal conto corrente.

Esistono due tipologie di funzionamento, l’SDD Core consente l’incasso in favore del creditore verso quei clienti classificati dalla banca sia come consumatori che non consumatori. Questo schema consente al debitore-pagatore di ottenere il rimborso di un’operazione di accredito entro le otto settimane dall’avvenuto prelievo, l’SDD Business to Business, invece, consente l’incasso da parte del creditore di somme addebitate sul conto di clienti, classificati dalla banca come non consumatori, ossia micro-imprese, società commerciali,. In questo caso, non è prevista la facoltà per il debitore di chiedere il rimborso per un’operazione già effettuata.

Entrambi gli schemi di addebito consentono al creditore di impartire disposizioni per l’incasso sia ricorrenti nel tempo che per singole operazioni. In quest’ultimo caso, il debitore autorizza il creditore a inviare un ‘unica disposizione di addebito alla banca.

A partire dall’1 febbraio del 2014, tutti gli addebiti con Rid sono trasformati automaticamente in addebiti con Sepa direct debit, senza alcun onere per il debitore. Tuttavia, egli può chiedere alla banca di respingere gli addebiti in favore di una determinata società creditrice, oltre un certo importo o se provenienti da una certa nazione.

All’interno dell’area Sepa viene assegnato a ciascun creditore un cosiddetto Creditor Identifier, ossia un codice che consente in modo univoco di identificarlo. Pertanto, un’azienda che ne fosse sprovvista, potrebbe farne richiesta alla propria banca, che provvederà ad assegnarglielo.

A differenza del Rid, esistono alcuni obblighi supplementari per il creditore, il quale è tenuto a raccogliere, conservare e dematerializzare i dati dei mandati sottoscritti e a indicare nelle singole disposizioni inviate alla banca i dati principali inerenti i mandati stessi. Inoltre, egli è tenuto ad avvisare il debitore almeno 14 giorni prima di ciascuna operazione, indicandone gli estremi, come la data e l’importo, fermo restando che esiste la possibilità per le parti di accordarsi su tempistiche diverse.

Le imprese che devono inviare disposizioni di incasso SDD sono tenute ad adeguare i loro sistemi informatici e gestionali alla normativa Sepa. Quest’ultima prevede, come detto, la continuità col sistema Rid, disponendo la validità legale dei mandati disposti con il vecchio sistema.

Fideiussione Bancaria – Costi e Informazioni su Come Funziona e Come Ottenerla

Nell’ambito delle garanzie fideiussorie, troviamo una tipologia particolare, la fideiussione bancaria. Essa è un contratto con il quale una banca s’impegna a garantire un debito di un suo cliente. Può accadere, ad esempio, che un soggetto abbia contratto un finanziamento con un creditore, il quale richieda una garanzia reale o personale. In quest’ultimo caso, se il debitore è cliente di un istituto, potrà fargli richiesta di garantire per il finanziamento acceso, potendo così ottenere la liquidità necessaria. La banca esaminerà la situazione patrimoniale del cliente e provvederà a erogare la fideiussione entro pochi giorni, qualora ne sussistono le condizioni.

Il cliente deve recarsi presso la banca, portare con sé un documento di identità valido, il codice fiscale o la tessera sanitaria, le ultime due buste paga, se si tratta di un lavoratore dipendente, oppure il modello Unico, nel caso di un imprenditore o di un lavoratore autonomo o ancora il cedolino di pensione, nel caso di un pensionato. In più, dovrà esibire una copia del Certificato Camerale, nel caso egli abbia contratto un accordo commerciale, che è alla base della richiesta della fideiussione, oppure il contratto di locazione, peresempio, se la garanzia è legata proprio a questo.

La banca s’impegna a garantire per il cliente, dietro il pagamento di una commissione, che generalmente si aggira sull’1% della somma garantita, al netto delle tasse.

Esistono due tipi di fideiussione bancaria: il primo è la cosiddetta fideiussione solidale, che obbliga la banca al pagamento dell’intero debito del cliente; il secondo è con beneficio di escussione, ossia prevede che il fideiussore sia obbligato solo per l’importo che rimane, una volta che si calcola quanto il debitore sia riuscito a pagare.

In ogni caso, che si tratti di fideiussione solidale o con beneficio di escussione, il contratto viene firmato per un beneficio accessorio o subordinato, nel senso che il garante, banca, è tenuta al pagamento del debito, solo nel caso in cui il suo cliente non abbia adempiuto all’obbligazione contratta nei termini pattuiti. Nulla è dovuto, se il cliente rispetta tali scadenze.

In genere, la banca che rilascia presta la fideiussione fa firmare al cliente un contratto di contro fideiussione, per tutelarsi dal rischio di insolvenza. In sostanza, il cliente s’impegna con il secondo contratto a risarcire l’istituto del denaro che esso ha dovuto sborsare per una sua eventuale inadempienza verso terzi, mettendo a disposizione il suo patrimonio.
Nel caso di una fideiussione bancaria per la tutela di un contratto di locazione, si tratta di un cliente dell’istituto, che avendo preso in locazione un immobile si è visto richiedere dal proprietario, locatore, la garanzia fideiussoria. In questa fattispecie, la banca, se concede la garanzia, lo fa per l’intera durata, di fatto assicurando il locatore sul pagamento dei canoni mensili da parte del conduttore. Tale fideiussione viene rilasciata dietro il pagamento di un compenso o commissione, che generalmente è a carico del solo inquilino-cliente, ma potrebbe anche essere suddiviso con il proprietario, il quale ha tutto l’interesse a ché il contratto di locazione sia onorato. In un certo senso, è come se il proprietario pagasse una sorta di assicurazione contro il rischio di inadempimento dell’inquilino.

Il solo fatto che la banca garantisca per il cliente è, poi, un segno molto positivo per il locatore, perché a differenza di quest’ultimo, l’istituto ha avuto modo di esaminare nello specifico la situazione patrimoniale del futuro inquilino (grazie all’esame delle buste paga e delle dichiarazioni dei redditi), per cui, se ha acconsentito alla fideiussione, ciò implica che il rischio che i canoni mensili non siano pagati è basso.

Risulta essere importante verificare, in ogni caso, le condizioni specifiche della fideiussione bancaria. Ad esempio, dobbiamo verificare se siano stati posti limiti all’importo da garantire o al tempo della garanzia, che normalmente è di un anno. In più, s’inserisce a volta la clausola di fideiussione “con escussione a prima richiesta”. Questo significa che il creditore ha titolo per chiedere che la banca onori il suo impegno, senza avere prima escusso il patrimonio del debitore. Di conseguenza, le fideiussioni rilasciate con tale clausola sono abbastanza più sicure per il creditore, in quanto gli consentono di vedersi rispettato il contratto di finanziamento o locazione in tempi più rapidi.

Esistono due tipologie di fideiussione bancaria a prima richiesta. La prima è diretta, nel senso che la banca s’impegna direttamente a pagare il beneficiario, nel caso di inadempimento da parte del cliente ordinante.

Quella indiretta è più complesso e riguarda i casi di contratti internazionali. Qui, la banca dell’ordinante s’impegna a pagare l’istituto del cliente-ordinante, a patto che questa a sua volta stipuli una contro-garanzia dello stesso valore della fideiussione concessa e che cesserà nel momento stesso, in cui questa scade.

Essendo più complessa, il costo della garanzia indiretta è maggiore, ma le parti risultano egualmente avvantaggiate, in quanto il cliente otterrà la liquidità e il suo creditore sarà garantito per il finanziamento concesso.