Disdetta Carta di Credito – Informazioni e Modello Lettera

A volte, quando le condizioni per l’utilizzo di una carta di credito sono considerate molto onerose o quando lo scarso utilizzo non ne giustifica il mantenimento, il titolare potrebbe desiderare il recesso dal contratto.

La prima cosa da fare quando si vuole procedere alla disdetta della carta di credito è di leggere con attenzione tutte le clausole inserite tra le condizioni contrattuali, alla voce Recesso, soprattutto, per evitare brutte sorprese.

Il titolare dovrà inviare la disdetta alla banca o posta emittente e presso la quale è stato firmato il contratto, attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno e allegando la carta di credito tagliata in due, seguendo la banda magnetica e il chip, in modo che essa sia del tutto inutilizzabile.
In alternativa, ci si può recare direttamente in banca o alla posta, manifestando la volontà di disdire il contratto in anticipo al funzionario, il quale provvederà a tagliare egli stesso la carta in due.

In ogni caso, la disdetta deve essere richiesta almeno due mesi prima del rinnovo, altrimenti si è costretti a pagare la nuova quota annuale. In ogni caso, verificare sempre tra le condizioni contrattuali le voci relative ai tempi del recesso.

Il cliente si impegna a sostenere non solo tutti gli oneri arretrati nel minore tempo possibile, ma anche quelli che intercorrono dalla data di richiesta della disdetta a quella di recesso effettivo.

Al contempo, però, sarà restituito al titolare la quota di canone annuo residuo pagata in anticipo, ma non usufruita. Ad esempio, se la disdetta avviene a metà anno, la banca gli imborserà metà del canone per i sei mesi residui che non saranno più goduti.

Una novità legislativa importante è contenuta dal dl 11/2010, in base al quale non sono più previsti penali o costi di recesso a carico del titolare e la disdetta può avvenire senza più limitazioni temporali.

Ecco, qui di seguito un esempio di lettera da inviare alla banca per richiedere la disdetta

Mittente

Nome e Cognome Titolare Carta di Credito – Nome della Carta – Numero della Carta (riportato sul fronte della medesima), Scadenza della Carta (riportata sempre sul fronte della medesima).

Destinatario

Indirizzo dell’istituto emittente (si trova sull’estratto conto della carta di credito)

Oggetto Disdetta carta di credito

Con la presente, Vi comunico della mia volontà di revocare la carta di credito di cui sono il titolare. Vi chiedo, pertanto, di rimborsarmi la quota di canone già pagata in data …… , relativa al periodo successivo alla disdetta, da accreditare sul conto corrente _____, intestato a _____.

Cordiali Saluti,

Firma del Titolare.

Bonus 80 Euro – Come Funziona

Con la busta paga di maggio, diversi milioni di italiani si ritroveranno una nuova voce, chiamata credito d’imposta, che sarà pari a 80 euro al mese, ossia 640 euro per gli ultimi otto mesi del 2014. Se il datore di lavoro si avvale della ripartizione del credito sulla base del numero dei giorni effettivi, essendo il mese di maggio composto da 31 giorni, il credito sarà di 80,98 euro. Ne hanno diritto tutti i lavoratori dipendenti o titolari di alcuni redditi assimilati, la cui imposta lorda sia positiva. Ciò significa che al netto delle detrazioni per il lavoro dipendente, l’imposta deve essere superiore a zero. Non si conteggiano, a tale fine, né il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze, né le detrazioni per i carichi di famiglia. Dovranno essere sommati tutti gli altri redditi eventuali realizzati nell’anno dal lavoratore, ma non anche quelli percepiti come premio di produttività e tassati con aliquota forfetaria del 10%. La somma dei redditi presi in considerazione per il bonus non deve essere inferiore agli 8.150 euro circa e superiore ai 26 mila euro. Tra i 24 mila e i 26 mila euro annui, il bonus verrà corrisposto parzialmente.

Il lavoratore che ritiene di non avere diritto al bonus, sulla base delle limitazioni di cui sopra, deve avvertire il datore di lavoro o uno dei committenti, affinché non proceda alla corresponsione automatica del credito d’imposta, altrimenti esso dovrà essere restituito in sede di dichiarazione dei redditi.

Per il resto, il lavoratore non deve fare alcuna domanda. Il bonus gli verrà corrisposto in automatico, in proporzione ai giorni lavorativi effettuati nel corso dell’anno.
Ecco come si procede al calcolo del bonus spettante. Nel caso in cui non si lavori per l’intero anno, il bonus è calcolato nel seguente modo. Per il periodo compreso tra l’1 gennaio e il 30 aprile 2014: 640 / (365/120) = 210,41 euro; per il periodo compreso tra il 3 giugno e il 31 dicembre 2014: 640/ (365/212) = 371,73 euro.

Guardiamo, invece, alla formula da applicare per chi abbia un reddito superiore ai 24 mila euro all’anno, ma non superiore ai 26 mila euro: 640 x (26.000 – reddito dichiarato) / 2.000 = importo del bonus.

Facciamo un esempio: se avrò lavorato da giugno a dicembre soltanto 100 giorni effettivi, il bonus sarà pari a 640 / (365/100) = 175,34 euro.
Se ho un reddito di 25 mila euro, il bonus a cui avrò diritto sarà di 640 x (26.000 – 25.000) / 2.000 = 320 euro.

Dalle considerazioni sopra fatte, i redditi incapienti, ossia inferiori a circa 8.150 euro all’anno, non avranno diritto al bonus, così come ribadiamo che non ne hanno diritto nemmeno i lavoratori diversi dai dipendenti, ossia gli autonomi, i liberi professionisti, gli imprenditori e i pensionati. Al contrario, i disoccupati che percepiscono l’assegno di disoccupazione e i cassintegrati avranno anch’essi il bonus, come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate.

Disdetta Contratto di Locazione – Come Disdire l’Affitto

Il contratto di locazione ad uso abitativo può essere del tipo libero o concordato. Nel primo caso, la durata è di 4 anni e si rinnova automaticamente per altri 4 anni, ne secondo è di 3 anni, rinnovabili per altri 2 anni. Il contratto viene rinnovato automaticamente, qualora non sia stato fatto nulla prima della scadenza. Per un esempio è possibile vedere questo fac simile di contratto di locazione su Documentiutili.com.

Esistono alcune ragioni, tuttavia, per le quali il proprietario o l’inquilino desidera disdire il contratto. Ciò avviene, ad esempio, se il proprietario ha bisogno dell’immobile per sé o un suo familiare, se egli intende cambiare la destinazione d’uso da abitativa a commerciale, se l’immobile deve essere abbattuto (ad esempio, perché pericolante), se l’inquilino senza motivazioni valide non occupa continuativamente l’immobile e, infine, qualora l’inquilino ha la disponibilità di traslocare in un immobile simile nello stesso Comune.

disdetta contratto di locazione

Nel caso in cui il proprietario abbia disdetto il contratto di locazione per il cambio di destinazione d’uso, quest’ultimo deve essere realizzato entro 12 mesi dall’uscita dell’inquilino, altrimenti non solo questi potrà tornare in possesso dell’immobile, ma avrà diritto a un rimborso pari a 36 mensilità di canone.
Nel caso di ristrutturazione, poi, l’ex inquilino ha il diritto di prelazione, nel caso in cui il proprietario lo riaffittasse.

Allo stesso tempo, invece, può essere l’inquilino a potere disdire il contratto per gravi motivi. Nonostante la legge non indichi espressamente quali possano essere questi motivi, la giurisprudenza sembra avere individuato alcune ragioni valide, come la perdita o il cambio del posto di lavoro e la conseguente necessità di dovere cambiare domicilio.
Riassumendo, la regola generale impone al proprietario di rompere il contratto di locazione solo nei casi sopra indicati, mentre è diritto dell’inquilino in qualsiasi situazione, al verificarsi dei gravi motivi di cui sopra.

Nel caso in cui si tratti di contratto libero, è necessario mandare la disdetta sei mesi prima del giorno in cui si intende lasciare l’alloggio con raccomandata con ricevuta di ritorno. In tutti gli altri casi, la disdetta deve essere inviata tre mesi prima. La disdetta del proprietaro o dell’inquilino prevede anche il pagamento di un costo di 67 euro (pari all’imposta di registro per la chiusura anticipata del contratto), da versare con l’F23 al codice 113T entro 20 giorni all’Agenzia delle Entrate. A pena di nullità la disdetta deve contenere i motivi per cui si esercita il diritto.

Se la disdetta ha rispettato le tempistiche previste dalla legge, il proprietario dovrà restituire all’inquilino la caparra inizialmente trattenuta, in assenza di danni causati da quest’ultimo. Al contrario, se i tempi non sono stati rispettati, il proprietario avrà diritto a trattenere la caparra e a costringere l’inquilino a pagare le mensilità fino al raggiungimento delle sei previste.

Nel caso in cui il proprietario, anche a seguito di procedura giudiziaria, abbia riacquistato il possesso dell’immobile e nei dodici mesi successivi non lo adibisca nuovamente all’uso per il quale si era avvalso della facoltà di disdetta, l’ex inquilino ha diritto di tornare in possesso del vecchio contratto e alle medesime condizioni o, in alternativa, di essere risarcito con il pagamento di 36 mensilità di canone, rapportate all’ultimo pagamento avvenuto.

Se a esercitare la disdetta è l’inquilino, la raccomandata con ricevuta di ritorno al proprietario deve essere inviata sempre con sei mesi di preavviso, ma in questo caso, la legge consente alle parti di potere fissare nel contratto un periodo maggiore o minore, fermo restando il diritto del proprietario di riscuotere i canoni mensili fino alla scadenza del periodo di preavviso, salvo diverso accordo per cui l’inquilino lascia l’immobile in anticipo.

Gli inquilini impiegati pubblici possono avvalersi a tale fine della norma prevista dall’art. 1613 del Codice Civile, che consente loro di usufruire di un periodo minore di preavviso, con il recesso del contratto a valere da due mesi dalla data della disdetta. In questo caso, l’inquilino non dovrà specificare nulla nel contratto, ma si dovrà limitare a richiamare l’articolo del Codice Civile.
Nessun motivo deve essere indicato nella disdetta, da parte del locatore, qualora essa intervenga successivamente al primo periodo (ad esempio, dopo i 4 anni di contratto).
Per i contratti ad uso foresteria, come nel caso di una società che loca l’immobile a un dipendente o un collaboratore, la disdetta deve essere esercitata entro i termini stabiliti nel contratto, solitamente fissati in tre mesi, sempre con raccomandata con ricevuta di ritorno.

Lo stesso vale anche per i contratti a uso transitorio, ossia per gli immobili concessi in locazione a inquilini che hanno l’esigenza dell’alloggio solo per un breve periodo, come gli studenti universitari. La disdetta deve essere inviata sempre almeno tre mesi prima.

Ancora diverso è il contratto di locazione per gli immobili ad uso commerciale, la cui durata è fissata in 6+6 anni. In questo caso, la disdetta va inviata con un anticipo di 12 mesi. Per gli immobili commerciali locati per il pernottamento di persone, come gli alberghi, il contratto ha, invece, durata di 9+9 anni e in questo caso la disdetta prevede un anticipo di 18 mesi.